Elezioni in Tunisia: un candidato in prigione, una prova di democrazia

Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 17:27 in Africa Tunisia

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A pochi giorni di distanza dalle prossime elezioni presidenziali della Tunisia, previste per il 15 settembre, il candidato per “Il cuore della Tunisia”, Nabil Karoui, è ancora in prigione, con l’accusa di riciclaggio di denaro. Tuttavia, Karoui è in testa alle classifiche dei candidati più favoriti e ciò rappresenta un test per la nascente democrazia.

In tale contesto, un canale televisivo locale ha trasmesso video del candidato mentre fornisce aiuto in un’organizzazione di assistenza ai più bisognosi. Contemporaneamente, la sua campagna elettorale continua in molte aree del Paese, in particolare tra i più poveri e gli emarginati nel Nord e nel Sud, grazie all’aiuto della moglie, che diffonde gli slogan di Karoui. A tal proposito, molti attori della scena politica tunisina affermano che il candidato è un populista e usa la sua stazione televisiva per promuovere attività di beneficenza per un guadagno politico personale.

Karoui si è sempre fatto promotore di slogan in difesa dei più poveri, ma, già al momento della presentazione della candidatura, la magistratura lo aveva messo sotto accusa. Lo scorso 23 agosto è arrivato il mandato di arresto, con l’accusa di evasione fiscale e riciclaggio di denaro. Tuttavia, la commissione elettorale ha affermato che il candidato ha il diritto di competere per la posizione di presidente, in quanto non è stato emesso, al momento, un verdetto contro di lui.

Alle seconde elezioni libere della Tunisia, dalla rivoluzione del 2011 che ha posto fine al dominio di Zine El Abidine Ben Ali, la candidatura di Nabil Karoui ha sollevato domande sul ruolo dei media e del denaro nell’influenzare gli elettori e le conseguenze per l’intera transizione democratica. Altra questione è l’ingerenza del governo in questioni di carattere giudiziario.

In tale quadro, per alcuni, se Karoui riesce a superare i suoi 25 rivali, ma, al contempo viene condannato e bandito dall’assunzione del ruolo, potrebbe scatenare una protesta tra i suoi elettori e far precipitare il Paese in una crisi politica. Inoltre, a detta di alcuni analisti, mantenere Karoui nell’elenco ufficiale dei candidati, senza alcuna decisione giudiziaria di rilascio o condanna, espone il Paese stesso a delle contraddizioni che potrebbero far perdere credibilità all’intero processo elettorale.

I sostenitori di Karoui e i membri del suo partito affermano che l’arresto fa parte di una cospirazione volta ad escluderlo dalla corsa al trono di Cartagine, con l’obiettivo di lasciare via libera ad altri candidati, in primis l’attuale primo ministro e candidato del partito Tahya Tounes, “Lunga vita alla Tunisia”, Youssef Chahed. Quest’ultimo nega, però, ogni accusa rivoltagli.

Lo scorso fine settimana, la Tunisia ha assistito per la prima volta nella sua storia ai dibattiti televisivi, una mossa che è stata descritta un pilastro per la transizione democratica. Tuttavia, Karoui non ha potuto parteciparvi e ciò ha incrementato le proteste dei suoi sostenitori, soprattutto tra le fasce meno abbienti della popolazione.

Il prossimo 15 settembre, la Tunisia assisterà a elezioni presidenziali anticipate, in cui la democrazia sarà protagonista di uno scenario raro per il panorama arabo. Tuttavia, è difficile prevedere l’identità del vincitore tra i 26 candidati, le cui tendenze politiche e intellettuali variano tra costituzionali, islamiche e laiche. Negli ultimi giorni, sono stati organizzati dibattiti senza precedenti, così come è straordinaria la presenza femminile sul palcoscenico elettorale. Tali traguardi sono considerati il risultato di un processo democratico, fatto di successi e fallimenti.

Nello scenario è incluso altresì Ennahda, considerato il maggiore partito politico tunisino, che vede schierato il vicepresidente del partito stesso, Abdel Fattah Mourou. Quest’ultimo ha dichiarato che lo scopo della propria candidatura è mettersi a servizio della nazione. Mourou è noto per le sue posizioni moderate all’interno del movimento, di ispirazione islamica. Tuttavia, si tratta della prima volta in cui tale partito propone un proprio candidato, sin dalla transizione politica tunisina, avvenuta con la rivoluzione del 2011.

Sono 7 milioni e 155mila i cittadini tunisini aventi diritto al voto. Nonostante la difficoltà di prevedere l’identità del prossimo presidente tunisino, si prevede che la competizione sarà limitata a quattro candidati di spicco, ovvero Abdel Fattah Morou, Youssef Chahed, il ministro della Difesa uscente Abdelkrim Zubeidi, e l’ex premier Mehdi Jomaa, candidato per “Alternativa tunisina”.

Il presidente in Tunisia ha autorità soprattutto in materia di politica estera e di difesa, ed è coadiuvato dal primo ministro. Quest’ultimo viene scelto dal parlamento ed ha autorità sulle questioni interne. Beji Caid Essebsi è stato il primo presidente democraticamente eletto della Tunisia e si trovava in carica dal 31 dicembre 2014. Dopo la morte improvvisa di Essebsi, lo scorso 25 luglio, la Commissione elettorale tunisina ha annunciato le nuove elezioni presidenziali, le seconde per la Tunisia dopo la rivoluzione. Si tratta dell’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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