Ciad: esteso di 4 mesi lo stato d’emergenza

Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 16:10 in Africa Ciad

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Il Parlamento del Ciad ha votato per estendere di altri 4 mesi lo stato d’emergenza in 3 province del Paese, scosse da combattimenti tra gruppi etnici rivali. La decisione vale per la regione occidentale di Tibesti, al confine con il Niger, e per quelle orientali di Sila e Ouaddai, al confine con il Sudan. Lo stato d’emergenza era già stato dichiarato dal Consiglio dei ministri, il 19 agosto, ma la sua validità è terminata il 10 settembre. Da qui, la decisione delle autorità di prolungarlo visti gli scarsi miglioramenti nelle condizioni di sicurezza del Paese.

50 persone sono morte dal 9 agosto a Sila e Ouaddai a causa delle controversie tra i pastori nomadi e gli agricoltori sedentari di quelle aree. “I prossimi quattro mesi consentiranno al governo di schierare un numero di forze armate abbastanza grande da ristabilire l’ordine e ottenere il disarmo”, ha affermato il ministro dell’amministrazione territoriale, Ismael Chaibo. Già il 18 agosto il presidente Idriss Deby aveva affermato: “Dobbiamo disarmare tutti i civili che possiedono armi nelle loro mani”. “La violenza che si sta verificando nelle tre regioni”, aveva poi dichiarato Deby, “è diventata un problema di interesse nazionale”, nonché un “fenomeno terribile” che sta colpendo il Paese, dato che “coloro che sono in possesso di armi”, ha spiegato, “non hanno problemi a sparare contro le autorità locali e per tale ragione il Ciad deve ora impegnarsi in una guerra contro coloro che stanno uccidendo civili e militari”.  

Il Ciad è uno Stato dell’Africa centrale semidesertico e senza alcuno sbocco al mare, circondato da Paesi caratterizzati da forti instabilità, quali Libia, Sudan, Repubblica Centrafricana, Camerun, Nigeria e Niger. Da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la storia del Ciad è stata caratterizzata dalla violenza, causata soprattutto dalle tensioni tra i cittadini arabi-musulmani, concentrati nel Nord del Paese, e la maggioranza di cristiani e animisti che, invece, vivono nel Sud. Alle violenze di tipo religioso si aggiungono quelle di carattere etnico che, soprattutto negli ultimi tempi, hanno visto contrapporsi i pastori nomadi di cammelli, appartenenti al gruppo degli Zaghawa, ai contadini sedentari provenienti principalmente dalla comunità di Ouaddai. La povertà dilagante e la crescita della popolazione contribuiscono ad aggravare i conflitti.

La situazione umanitaria è poi resa ancora più grave dalle offensive del gruppo terroristico nigeriano, Boko Haram, che è particolarmente attivo nella zona del Lago Ciad, dove i militanti continuano a uccidere civili e a distruggere le abitazioni locali. La violenza dei terroristi ha contribuito ad aumentare il numero di sfollati interni, peggiorando nettamente le condizioni di vita degli abitanti della regione. Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito il Ciad al 38esimo posto nella lista dei 163 Paesi di cui è stato misurato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 4,7. Il 22 marzo 2019, Boko Haram ha compiuto l’attacco più mortale commesso finora contro le forze di sicurezza del Ciad, uccidendo 8 soldati e ferendone altri 23, presso Dangdala, in prossimità del Lago Ciad. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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