Brexit, Johnson: “Non ho mentito alla Regina”, divulgato il report segreto sulle conseguenze della Brexit

Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 17:05 in Europa UK

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Il premier inglese, Boris Johnson, ha negato le accuse secondo cui abbia mentito alla Regina occultandole il vero motivo dietro la richiesta di sospensione dei lavori del Parlamento. Nel frattempo, i ministri hanno pubblicato il report segreto sulle previsioni delle conseguenze della Brexit in caso di uscita senza accordo, noto come “Yellowhammer”.

In seguito alla sentenza del tribunale civile della Scozia emessa mercoledì 11 settembre che dichiarava illecita la decisione del governo del Regno Unito di sospendere le attività del Parlamento, il premier inglese ha risposto alle accuse avanzate dai giudici della corte scozzese, dichiarando di non aver mentito “in maniera più assoluta” alla Regina in merito ai motivi per la sospensione delle Camere. Nello specifico, i giudici coinvolti nella sentenza avevano dichiarato che “si può dedurre che le ragioni principali per la sospensione siano la prevenzione dell’approvazione di leggi sulla Brexit in grado di scavalcare il potere esecutivo e al tempo stesso la possibilità per il governo di ottenere l’uscita dall’UE senza un accordo senza avere l’intromissione del Parlamento”.

Lunedì 9 settembre era stata l’ultima giornata di lavori delle Camere prima della sospensione delle loro attività fino al 14 ottobre. Prima di interrompere i suoi lavori, il Parlamento aveva rigettato, per la seconda volta in una settimana, la mozione di Johnson finalizzata a sciogliere le Camere e ottenere elezioni anticipate per il 15 ottobre e aveva inoltre ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo.

Parallelamente, nella tarda serata di lunedì 9 settembre, la Camera dei Comuni aveva approvato la mozione finalizzata a ottenere la pubblicazione dei documenti riservati sulle conseguenze della Brexit in caso di uscita senza un accordo con l’UE, noti come “Report Yellowhammer”. In seguito all’approvazione della Camera, i ministri sono stati così obbligati, giovedì 12 settembre, a pubblicare il contenuto dei documenti riservati, nei quali si prevede disordine pubblico, l’aumento dei prezzi del petrolio e dei beni alimentari e l’interruzione della fornitura di medicine.

Il documento, inoltre, che dichiara di “illustrare le possibili pianificazioni per fronteggiare le conseguenze peggiori” dell’uscita dall’UE senza un accordo, pone in evidenza anche il rischio del prolungamento dei tempi di attesa in frontiera, stimando altresì che fino all’85% degli autocarri che solitamente attraversano il confine della Manica potrebbe non essere pronto ad affrontare le conseguenze di un nuovo regime doganale con la Francia. Tale fattore, combinato con lo spazio limitato dei porti francesi, “è in grado di ridurre il tasso dei flussi commerciali del 40-60% rispetto alle cifre attuali sin dal giorno dopo l’uscita, dato che gli autocarri che non sono in regola con il nuovo regime doganale riempirebbero i porti e bloccherebbero gli scambi commerciali”.

Per procedere con l’adeguamento, potrebbero volerci fino a 3 mesi e le conseguenze “potrebbero durare ancora di più”, ritardando il tempo di attesa alla frontiera di 1 o anche più di 2 giorni. Ciò impatterà anche sulla fornitura di medicine, “particolarmente vulnerabili al ritardo delle consegne”, il che è in grado di incrementare i rischi di focolai di malattie. A subire inoltre le conseguenze dei ritardi alla frontiera sarà anche il settore alimentare, dove potranno essere carenti “certe tipologie di cibi freschi”.

Ciò non significa, però, che nel Regno Unito vi sarà carenza di cibo, “ma a venir meno sarà la disponibilità e la possibilità di scelta dei prodotti, di cui aumenteranno i prezzi”, con conseguenze per “le persone più vulnerabili”. A tale riguardo, sottolinea il report, le persone con reddito minore “saranno colpite in maniera sproporzionata dall’aumento dei prezzi dei cibo e del carburante”.

Tale contesto porterà inoltre all’emersione di “proteste e contro-proteste in tutto il Paese, il che potrà richiedere l’intervento di quantità elevate di unità di polizia”, dal momento che “potrà esserci un aumento del disordine pubblico e di tensioni nelle comunità” del Paese, le cui attività “potranno giungere al punto di evadere le tasse”.

Di fronte a tali previsioni, il governo ha tenuto a specificare che lo scenario tracciato dal documento rappresenta la peggiore ipotesi, “e interpretarlo diversamente comporta una grave mistificazione”.

Oltre ad aver ottenuto la pubblicazione del Report Yellowhammer, la mozione votata nella tarda serata di lunedì 9 settembre aveva richiesto anche la divulgazione dello scambio di comunicazioni relativo alla sospensione delle attività delle Camere avvenuto tra il consulente principale di Johnson, Dominic Cummings, e altri collaboratori sui vari canali di messaggistica utilizzati dai propri telefoni personali e professionali. Tuttavia, il governo si è rifiutato di rispettare tale sezione della mozione.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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