Bolivia: gli incendi al centro della campagna elettorale

Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 11:11 in America Latina Bolivia

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La persistenza degli incendi scoppiati ormai un mese fa nell’Amazzonia boliviana causa sconcerto e disperazione tra le popolazioni delle aree colpite e le autorità locali e ha anche alimentato la disputa politica, quando manca poco più di un mese alle elezioni presidenziali. I molteplici incendi attivi nella provincia di Santa Cruz, nella parte orientale del paese, al confine con l’Amazzonia, hanno mandato in fumo quasi due milioni di ettari, il 30% dell’area boschiva della regione.

Con enormi sforzi e supportati da tre aerei specializzati inviati dal governo di Evo Morales per combattere l’emergenza, i vigili del fuoco sono riusciti a spegnere alcuni incendi ma senza riuscire a frenare l’avanzata generale del fronte del fuoco. Tre vigili del fuoco, due dei quali volontari, sono morti nelle ultime due settimane durante compiti di estinzione in diverse aree.

Esperti internazionali hanno avvisato le autorità boliviane della presenza di condizioni favorevoli alla diffusione degli incendi, causate da siccità e venti forti. In queste condizioni gli incendi, che generano “palle di fuoco”, si spostano da un luogo all’altro con grande rapidità. Come hanno spiegato, sono incendi di “sesta generazione”, a causa della velocità con cui avanzano: 4.000 ettari l’ora.

Sebbene la campagna elettorale, sospesa per una settimana, debba continuare, i candidati difficilmente toccano questioni diverse dalla crisi ambientale. L’opinione della popolazione su questa crisi, e specialmente sulle sue cause, è completamente politicizzata. Il punto centrale della contesa è la dichiarazione di catastrofe nazionale, che l’opposizione chiede per attirare più aiuti internazionali e che il governo Morales rifiuta di adottare perché significherebbe ammettere che non ha la capacità di affrontare il problema.

Un’assemblea delle istituzioni della provincia di Santa Cruz ha chiesto che l’amministrazione Morales abroghi una legge del 2015, che consente la “bonifica” (deforestazione) fino a 20 ettari da parte dei piccoli proprietari. Non chiede lo stesso, tuttavia, per il decreto che consente la deforestazione e il fuoco controllato in quella città e nella vicina regione di Beni, in quanto aree classificate come transitorie tra foreste e colture agricole. Quest’ultimo è un decreto sostenuto da uomini d’affari e che, recentemente, Amnesty International ha chiesto di abrogare.

Al entro della polemica politica vi è controversia tra coloro che considerano le potenti organizzazioni agricole responsabili di ciò che sta accadendo e coloro che le difendono e danno la colpa agli immigrati indigeni insediati dal governo nell’est del paese, che non avrebbero le conoscenze necessarie per lavorare in terre con ampie zone forestali.

Il governatore di Santa Cruz, Rubén Costas, ha approvato una “pausa ecologica” nell’area interessata che prevede, tra l’altro, la sospensione della creazione di nuovi insediamenti. I contadini, vicini al Movimento per il socialismo, minacciano di marciare sulla capitale. Questa frattura si avverte anche nel lavoro di estinzione degli incendi: i vigili del fuoco hanno denunciato che gli incendi non si diffondono solo da soli, ma poiché alcuni agricoltori, indifferenti alla confusione generale, continuano a usare il fuoco per preparare i campi alla nuova semina. Tuttavia, dalle dichiarazioni dei vigili del fuoconon è stato chi sia responsabile di queste azioni.

Finora, gli incendi non sembrano aver favorito alcuna proposta politica alternativa al presidente Evo Morales. L’ultimo sondaggio della stazione televisiva Unitel ha rilevato che le tendenze elettorali prima e dopo la crisi non sono cambiate: Morales è ancora in testa, con il 36% delle intenzioni di voto, mentre l’ex presidente Carlos Mesa si ferma al 25%.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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