Sud Sudan: nuovo governo di transizione entro novembre

Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 15:59 in Africa Sud Sudan

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Il presidente sud sudanese Salva Kiir e il leader dei ribelli Riek Machar hanno concordato di formare un governo di transizione entro la metà di novembre, ha riferito il Ministero dell’Informazione mercoledì 11 settembre. Le due parti, che avevamo firmato un accordo di pace il 12 settembre scorso, avevano sospeso le trattative e rimandato l’applicazione delle disposizioni per mancanza di risorse finanziarie e per la difficoltà di integrare i ribelli nell’esercito. Machar è però tornato a Juba, lunedì 9 settembre, per incontrare dopo un anno il presidente Kiir e tentare una ripresa dei colloqui.

“Le parti hanno discusso le questioni principali e quelle minori e hanno concordato di istituire un governo di transizione entro il 12 novembre”, ha detto ai giornalisti Michael Makuei Lueth, ministro delle Informazioni. Gli incontri di questa settimana verteranno sulla risoluzione effettiva di tutti i problemi in sospeso, secondo quanto rivelato da funzionari governativi. Kiir e Machar hanno parlato di emendamenti costituzionali, decreti sulla sicurezza e del numero degli Stati regionali che il Paese dovrebbe avere. Il Sud Sudan, inoltre, mira a indire elezioni nazionali dopo un periodo di transizione di almeno 3 anni. Entrambi i leader hanno confermato che i colloqui sono stati positivi. Machar ha assicurato che tornerà più spesso a Juba. “Ci saranno incontri frequenti”, ha detto, seduto accanto al presidente Kiir.

 Il Sud Sudan è lo Stato più giovane al mondo, avendo ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011. È uno dei Paesi maggiormente frammentati dell’Africa centrale e comprende più di 60 gruppi etnici che seguono diverse religioni locali. Nel dicembre 2013, alcuni militari di etnia dinka, fedeli a Kiir, hanno avviato scontri con quelli di etnia nuer, guidati da Machar, e accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, in seguito alla rivalità per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM). Tale conflitto ha prodotto quasi 4 milioni di sfollati, che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. Per evitare di essere assassinato, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica.

Kiir e Machar avevano firmato un cessate il fuoco il 5 agosto scorso, concludendo anche un accordo per la condivisione del potere. Tuttavia, il 28 agosto, Machar e i capi di altri gruppi si erano rifiutati di firmare l’ultima parte dell’accordo, asserendo che le dispute sulla divisione del potere e sull’adozione di una nuova Costituzione non erano state gestite in modo efficiente.

I due leader erano poi tornati a negoziare la pace nel settembre 2018 sottoscrivendo, grazie alla pressione di potenze regionali e internazionali, il noto accordo. Da quel momento Machar, che vive a Khartoum, in Sudan, era tornato in patria solo una volta, nell’ottobre scorso, per celebrare la firma del patto. Secondo quanto previsto dall’accordo, Machar sarebbe destinato a ricoprire nuovamente il ruolo di vicepresidente. Un’altra disposizione fondamentale prevista dal trattato riguarda la reintegrazione dei ribelli nell’esercito, condizione anch’essa rimasta ancora inattuata.

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Chiara Gentili

di Redazione

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