Stati Uniti: il Congresso ripristinerà gli aiuti militari per l’Ucraina

Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 13:08 in Russia USA e Canada Ucraina

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Il senatore repubblicano Ron Johnson e l’omologo democratico Chris Murphy hanno annunciato di aspettarsi che il Congresso approvi la mozione finalizzata a ripristinare l’invio di 250 milioni di dollari di aiuti militari all’Ucraina, qualora il presidente, Donald Trump, proceda con la loro sospensione.

È quanto reso noto, mercoledì 11 settembre, dal quotidiano Voice of America, il quale ha aggiunto che l’intenzione dei senatori è emersa nel corso della conferenza stampa organizzata da Johnson e Murphy lo scorso 10 settembre, a seguito della loro visita ufficiale effettuata a Kiev il 6 settembre. I due senatori sono entrambi membri della commissione del Congresso sull’Ucraina, la quale si occupa di “rafforzare le relazioni politiche, militari, economiche e culturali” tra Washington e Kiev.  

Secondo quanto reso noto dal senatore repubblicano, in vista dell’incontro con Zelenskiy, Johnson aveva avuto modo di sollevare la questione degli aiuti militari con il capo della Casa Bianca. In tale occasione, Trump aveva informato il suo senatore che a farlo tentennare sull’invio della tranche di aiuti è il dubbio che a dover inviare sostegni economici a Kiev siano i Paesi europei, e non gli Stati Uniti, vista la loro prossimità geografica.

Tale motivazione, però, stando a quanto reso noto dall’omologo di Johnson, non è stata compresa dall’Ucraina, che da parte sua ha annunciato di aver più volte sollevato la questione nel corso dei numerosi vertici che si sono tenuti nelle ultime settimane con i funzionari americani, dal momento che non vedeva motivazioni in grado di portare Washington a sospendere gli aiuti.

Da parte loro, sia Johnson, sia Murphy, hanno dichiarato, nel corso della conferenza stampa, di aver rassicurato la controparte ucraina in occasione del vertice del 6 settembre, alla quale avevano annunciato che “a prescindere da quale sarà la decisione del presidente, il Congresso è dalla parte dell’Ucraina e sostiene il coraggio del popolo ucraino” che rischia l’aggressione della Russia. Per tale ragione, Johnson ha reso noto, nel corso della conferenza stampa del 10 settembre, che “se Trump decide di sospendere gli aiuti, il Congresso, con il sostegno di ambo i partiti, si riapproprierà della decisione”, inviando gli aiuti a Kiev.

Le dichiarazioni di Johnson giungono a seguito dell’annuncio di Trump dello scorso 30 agosto, quando il capo della Casa Bianca aveva reso noto di aver preso in considerazione la sospensione del piano che prevede l’invio di 250 milioni di dollari di aiuti militari all’Ucraina. Tale tranche era stata annunciata lo scorso 18 giugno, quale parte del programma di aiuti economici avviato nel 2014 a seguito dell’annessione da parte della Russia della Crimea, che oggi ammonta a più di un miliardo di dollari e che ha contribuito nel tempo a rafforzare progressivamente le relazioni tra Stati Uniti e Ucraina.

Il ripensamento di Trump, secondo quanto reso noto dalla CNN, derivava dalla sua intenzione di ridurre la spesa degli aiuti all’estero di circa 4.000 milioni di dollari con un programma di tagli supervisionato dal segretario alla Difesa, Mark Esper, e dal consigliere per la sicurezza degli Stati Uniti, che all’epoca dell’annuncio era John Bolton. Da parte sua, il Pentagono si era già espresso sull’appropriatezza del taglio degli aiuti militari, mentre il Presidente non ha ancora comunicato la sua scelta finale. I fondi, tuttavia, momentaneamente bloccati in attesa della decisione di Trump, decadranno in caso di mancato utilizzo entro il 30 settembre.

La scelta di interrompere l’erogazione di fondi per l’Ucraina è stata causa di scontento in entrambe le fazioni della politica statunitense, dal momento che molti membri del Congresso reputano gli aiuti all’Ucraina un mezzo fondamentale per contrastare la presenza militare della Russia.  A tale riguardo, uno dei senatori dell’ala democratica, Bob Menendez, aveva dichiarato, venerdì 30 agosto, che “Trump dovrebbe smettere di preoccuparsi di deludere Vladimir Putin e pensare invece alle priorità in materia di sicurezza degli Stati Uniti”, soprattutto topo che martedì 20 agosto Trump aveva annunciato che “sarebbe appropriato” reinserire la Russia nel G7 e che l’esclusione di Mosca era dipesa dalla volontà del suo predecessore democratico, Barack Obama.

Prima di incontrare Johnson e Murphy il 6 settembre, l’ultimo colloquio tra Stati Uniti e Ucraina si era verificato lo scorso 1° settembre, a Varsavia, in Polonia, dove il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, aveva riassicurato l’Ucraina in merito alla posizione favorevole degli Stati Uniti, che si sono detti ancora sostenitori delle rivendicazioni da parte di Kiev sulla Crimea, annessa dalla Russia nel 2014. Poco prima, il 28 agosto, L’ormai ex Consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale, John Bolton, si era recato a Kiev per incontrare Zelenskiy. Era la prima volta che un funzionario americano incontrava il nuovo capo di Stato ucraino, in carica dallo scorso 21 aprile. Durante l’incontro, Bolton aveva annunciato di ritenere l’Ucraina un alleato chiave nel clima di tensione con la Russia e aveva spiegato a Zelenskiy la posizione degli Stati Uniti nei confronti della Cina, la quale ha di recente avanzato una proposta per l’acquisto di un colosso ucraino dell’industria aerospaziale. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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