Ruanda accoglie rifugiati bloccati nei centri di detenzione in Libia

Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 11:44 in Libia Ruanda

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Il Ruanda ha accettato di accogliere migliaia di rifugiati e richiedenti asilo africani, tenuti nei centri di detenzione della Libia, in base a un accordo sottoscritto con l’Unione Africana e con l’UNHCR, l’agenzia dell’ONU per i rifugiati. Un primo gruppo di 500 persone, inclusi bambini e ragazzi a rischio, principalmente provenienti dalla regione del Corno d’Africa, sarà evacuato dai centri libici nelle prossime settimane, secondo quanto previsto dalla dichiarazione congiunta firmata martedì 10 settembre. Il governo ruandese si sta preparando ad accogliere all’incirca 30.000 persone in viaggio dalla Libia, ma il flusso sarà distribuito in varie tranche per non mettere in difficoltà il Paese.

Le parti hanno siglato un memorandum od understanding ad Addis Abeba, in Etiopia, per definire i vari passaggi del meccanismo di transito. “In base all’accordo, il governo del Ruanda riceverà e fornirà protezione ai rifugiati e ai richiedenti asilo che attualmente sono detenuti nei centri di detenzione in Libia”, ha dichiarato l’UNHCR. I migranti saranno ospitati in un centro di transito ruandese prima di essere trasferiti altrove o, se le condizioni lo permettano, di essere rimpatriati nel proprio Paese di origine. Secondo i dati delle Nazioni Unite, al momento sono circa 4.700 i rifugiati tenuti sotto custodia della Libia.

L’accordo di martedì arriva dopo le ripetute condanne della comunità internazionale relative alle condizioni dei migranti che popolano i centri di detenzione libici. Le accuse riguardano abusi quotidiani, mancanza di servizi medici e sanitari e scarsità alimentare. “Stiamo disperatamente cercando delle soluzioni per quelle persone”, ha affermato, in conferenza stampa ad Addis Abeba, Cosmas Chanda, rappresentante dell’UNHCR presso l’Unione Africana. “Sempre meno Paesi nel mondo sono preparati e intenzionati ad accogliere rifugiati”, ha aggiunto Chanda.

La firma dell’accordo rappresenta un traguardo importante per il governo di Kigali, che nel 2017 aveva promesso di darsi da fare per cercare di ospitare i migranti africani del Nord Africa. L’impegno era stato poi ribadito dal presidente Paul Kagame dopo la pubblicazione dei report dove si testimoniavano le difficoltà e le condizioni critiche di migliaia di persone del Corno d’Africa rimaste bloccate in Libia in seguito al tentativo, fallito, di raggiungere l’Europa. Qui i migranti venivano altresì “venduti nei moderni mercati degli schiavi”, come sottolineato dal rappresentante dell’UNHCR.

L’ambasciatore ruandese, Hope Tumukunde, ha chiarito che rifugiati e richiedenti asilo saranno fatti alloggiare nelle strutture precedentemente predisposte per i cittadini del Burundi, che nel 2015, avevano lasciato il Paese in seguito alla crisi politica. L’Unione Africana ha lodato la decisione del Ruanda come esempio di un governo africano che si fa avanti per cercare di risolvere i problemi di un continente. “È un momento storico perché gli africani stanno tendendo le mani verso altri africani”, ha dichiarato Amira Elfadil, commissario per gli affari sociali dell’UA. “Abbiamo sempre parlato di soluzioni durature. La mia convinzione è che questo accordo faccia parte delle soluzioni durevoli”, ha aggiunto. I funzionari delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana sperano che altri Paesi del continente seguano l’esempio del Ruanda e offrano assistenza simile, nonostante Elfadil abbia affermato che finora nessuno si è fatto aventi e ha espresso la propria disponibilità.

In Libia, la situazione di grave instabilità iniziata nel 2011 ha contribuito a rendere il Paese un canale di passaggio per coloro che, provenienti dal continente africano, desiderano raggiungere l’Europa. Tuttavia, i trafficanti di essere umani e diversi gruppi armati hanno sfruttato la situazione di caos per alimentare fenomeni di abusi e torture di migranti. 

Circa 6.000 migranti provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e altri Paesi africani sono rinchiusi in dozzine di strutture di detenzione in Libia. Tali strutture sono in mano ai gruppi armati libici, i quali non tutelano in alcun modo le persone detenute, e i migranti vivono in condizioni pessime, soggetti a torture e abusi. Non da ultimo, l’UNHCR e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) ritengono che siano circa 50.000 i rifugiati e richiedenti asilo registrati in Libia, sfuggiti a guerre e processi giudiziari nei propri Paesi d’origine. A tale cifra si aggiungono circa 800.000 migranti in cerca di opportunità economiche all’estero.

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Chiara Gentili

di Redazione

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