L’Iran accusato di cambiare nome alle petroliere pur di vendere petrolio

Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 17:21 in Iran Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La compagnia di raccolta dati Kpler ha affermato che l’Iran ha cambiato i nomi di altre tre petroliere per aggirare le sanzioni statunitensi e vendere petrolio segretamente.

In particolare, la stazione radio Farda, parlando da Praga e citando Kpler, ha dichiarato che navi e petroliere, con a bordo carichi di petrolio iraniano, hanno adottato nuove strategie per proseguire con i propri compiti, tra cui spegnere i trasmettitori e localizzatori o cambiare il proprio nome. Secondo i dati forniti, sono tre le petroliere che nelle ultime settimane hanno adottato la seconda tattica per far sì che la propria identità non sia scoperta. Nello specifico, Sea Dragon ha cambiato il suo nome in Nexo, Ming Zhu  è diventata Artemis e Gas Infinity è stata rinominata Echo Star.

Kpler ha poi rivelato che l’Iran sta spostando i propri carichi di petrolio da una petroliera all’altra in mare, per evitare possibili sanzioni. Inoltre, sulla base dell’ultimo rapporto della compagnia, Teheran è stata in grado di caricare 181.000 barili di petrolio al giorno, nel mese di agosto scorso, e probabilmente ha consegnato 138.000 barili alla Cina. Secondo la medesima fonte, l’Iran avrebbe dovuto consegnare a Pechino tra 6.000 e 138.000 barili aggiuntivi ma non era chiaro se tali carichi fossero stati già venduti o fossero stati spediti soltanto per lo stoccaggio.

Tale rivelazione si inserisce in un quadro di diversi avvenimenti che hanno interessato petroliere di provenienza iraniana e alcuni Paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti e il Regno Unito. In particolare, la petroliera iraniana Adrian Darya, inizialmente battente bandiera panamense con il nome di Grace 1, era stata bloccata, il 4 luglio scorso, dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere motivazioni ragionevoli per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa era quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. Dopo il fermo da parte statunitense, Grace 1 è riuscita nuovamente a salpare, nelle prime ore del 19 agosto.

Successivamente, il 2 settembre, è stato annunciato che Adrian Darya aveva spento il proprio sistema di localizzazione, portando a sospettare che questa fosse nuovamente diretta verso la Siria. Tuttavia, l’11 settembre, l’ambasciatore iraniano a Londra, Hamid Baeidinejad, ha affermato che il carico di tale petroliera è stato venduto ad una società privata e che Teheran non ha violato alcuna sanzione europea.

Lo scenario vede gli Stati Uniti come uno dei partecipanti alla lunga vicenda legata all’ex Grace 1. È del 16 agosto scorso il mandato di confisca della petroliera iraniana da parte statunitense, in cui veniva denunciata sia l’effettiva violazione delle sanzioni europee sia il legame con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, designato di recente dagli USA un’organizzazione terroristica. Da parte sua, Gibilterra aveva respinto la richiesta di Washington, consentendo a Grace 1 di salpare.

Il Regno Unito, da parte sua, non ha introdotto alcuna politica contro l’Iran ma Teheran ha considerato la confisca britannica un tentativo di sostegno al presidente della Casa Bianca, Donald Trump. Quest’ultimo, il 2 maggio, aveva annunciato che gli Stati Uniti non avrebbero più concesso esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica, con l’aspettativa che le esportazioni iraniane si sarebbero ridotte a zero nel breve periodo.

Non da ultimo, il 5 settembre scorso, il Dipartimento del Tesoro americano ha messo in guardia da eventuali aiuti verso le imbarcazioni iraniane inserite nella lista nera di Washington, tra cui figura altresì la Adrian Darya. Chiunque aiuterà le navi di Teheran a rifornirsi potrebbe finire nello stesso elenco ed incorrere in sanzioni, in quanto prestare aiuto alle petroliere iraniane significa supportare un gruppo terroristico, ovvero il Corpo iraniano delle Guardie della Rivoluzione islamica.

 

 

 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.