L’Ecuador studia corridoi umanitari per migranti venezuelani

Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 10:34 in Ecuador Venezuela

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Due settimane dopo aver fermato l’arrivo dei venezuelani chiudendo il confine a coloro che non hanno i documenti sull’immigrazione in regola, l’Ecuador studia l’apertura di un corridoio nel suo territorio a fini umanitari. Il ministro dell’interno di Quito, María Paula Romo, ha annunciato che è allo studio del governo la possibilità di accogliere i migranti in fuga dal Venezuela a due condizioni: che stiano attraversando il paese diretti altrove e che hanno un visto che consenta loro di entrare nel paese di destinazione finale.

Parlando ancora al condizionale, il ministro ecuadoriano ha avanzato nella sua consueta conferenza stampa del lunedì che ci sono già conversazioni con altri paesi della regione per “rivedere” l’opzione di aprire un corridoio. “Sarebbe regolamentato in modo tale che i migranti salgano su un trasporto che potrebbe immediatamente accompagnarli alla frontiera successiva. Solo in tali circostanze verrebbe rivista la possibilità di un corridoio umanitario”. Il ministero degli Esteri del paese latinoamericano non ha ancora emesso alcun comunicato in materia.

Questo approccio risponde alla richiesta avanzata dalla Colombia, attraverso l’Ufficio del Difensore civico e le autorità di immigrazione, a paesi come l’Ecuador e il Perù, che hanno limitato il passaggio di frontiera a coloro che non hanno un visto. Bogotà chiede di aprire un corridoio umanitario in modo che i venezuelani possano incontrare parenti che in precedenza erano fuggiti dalla crisi in corso a Caracas e si erano stabiliti in altri paesi del Sud America. Il Difensore civico colombiano, Carlos Alfonso Negret, ha descritto la chiusura dei confini come una forma di “mancanza di rispetto” per i cittadini del Venezuela che si trovano in una situazione di vulnerabilità. E ha ricordato ai vicini che i confini degli stati andini sono sempre stati aperti perché sono “nazioni sorelle”. “Dov’è finita la famosa norma della Comunità andina in cui potevamo passare solo con la carta d’identità e senza alcuna restrizione?” –  ha chiesto Negret rivolto a Lima e Quito.

Il ministro dell’interno ecuadoriano ha stabilito, tuttavia, che questo corridoio umanitario può essere aperto ai migranti che portano solo il loro documento di identità. “Ciò renderebbe le cose molto difficili poiché il Perù sta attualmente richiedendo un visto, quindi non abbiamo né il potere né l’autorità per trasferire persone che non soddisfano tale requisito al confine successivo [con il Perù, da cui poi i migranti proseguono per Cile, Argentina e Uruguay]” – ha spiegato Romo. L’Ecuador ha intanto esteso lo stato di emergenza nel campo della mobilità umana in tutte le province fino al 30 settembre.

Il direttore nazionale per la migrazione della Colombia, Christian Krüger, ha visitato la scorsa settimana il ponte Rumichaca, che attraversa il confine tra Ecuador e Colombia, e ha lamentato la decisione del governo di Lenín Moreno di negare l’ingresso ai migranti senza visto e, di conseguenza, lasciare migliaia di venezuelani detenuti nel territorio colombiano. L’ultimo fine settimana prima del 26 agosto, quando la restrizione ecuadoriana è entrata in vigore, attraverso la frontiera sono passati da 5.000 a 7.000 venezuelani al giorno. Tale flusso è stato ora ridotto a meno di cento al giorno, ma il funzionario colombiano denuncia che il requisito di un visto non ha rallentato la migrazione di coloro che “hanno fame”, ma ha beneficiato “solo la criminalità organizzata e le reti transnazionali della tratta, ha portato i migranti a cercare i passaggi di frontiera irregolari tra i due paesi dove proliferano le mafie”.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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