Hong Kong: accuse di terrorismo e stop alle manifestazioni

Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 11:36 in Cina Hong Kong USA e Canada

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I media cinesi accusano i leader delle proteste di organizzare attentati terroristici. In risposta, gli attivisti di Hong Kong hanno annullato le manifestazioni previste per mercoledì 11 settembre e stanno osservando un giorno di pausa, in ricordo degli attacchi terroristici del 2001 contro le Torri Gemelle, negli Stati Uniti.

I manifestanti si sono fortemente opposti al fatto che la Cina continui a definirli terroristi e hanno chiesto il supporto di Germania e Stati Uniti contro il cosidetto “terrore bianco” imposto da Pechino. Tuttavia, la contrapposizione continua. “I fanatici antigovernativi stanno pianificando enormi attacchi terroristici, tra cui è compreso far esplodere le condutture del gas di Hong Kong, l’11 settembre”, ha dichiarato l’edizione locale del China Daily , tramite la sua pagina Facebook. Insieme a tale dichiarazione è stata pubblicata un’immagine degli attacchi alle torri gemelle di New York del 2001. “La trama del terrore dell’11 settembre incoraggia anche assalti indiscriminati contro persone di madrelingua cantonese e l’avvio di incendi in montagna”, si legge ancora nel post. Secondo il quotidiano, “le informazioni trapelate facevano parte di una strategia elaborata dai manifestanti più radicali nelle loro chat room online”.

“Non abbiamo nemmeno bisogno di fare una verifica dei fatti per sapere che si tratta di notizie false”, ha risposto un manifestante, Michael, 24 anni, riferendosi al post di China Daily. “I media statali non si preoccupano della loro credibilità. Ogni volta che c’è qualcosa che hanno sentito su WhatsApp o da amici di amici, lo diffonderanno immediatamente”, ha aggiunto. In risposta a tali accuse, i manifestanti hanno annullato le manifestazioni previste per mercoledì 11 settembre. “In solidarietà contro il terrorismo, tutte le forme di protesta a Hong Kong saranno sospese l’11 settembre”, hanno comunicato i leader delle proteste in una nota. Le proteste si sono estese nel mondo dello sport, il 10 settembre, con molti tifosi che hanno sfidato la legge cinese, fischiando l’inno nazionale in vista di una partita di qualificazione ai Mondiali di calcio contro l’Iran. Diverse proteste pacifiche sono previste per i prossimi giorni, in combinazione con le celebrazioni che segnano il Festival di Metà Autunno.

Allo stesso tempo, la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha avvertito anche gli Stati Uniti di non “interferire” nelle questioni interne della città. Il discorso è arrivato a seguito di un nuovo fine settimana di scontri nella città semi-autonoma. Domenica 8 settembre, i manifestanti di Hong Kong hanno marciato verso il consolato statunitense, per rinnovare l’attenzione internazionale sulla crisi in atto nella città semi-autonoma cinese. Migliaia di persone hanno sventolato bandiere a stelle e strisce, gridando slogan in inglese: “Combatti per la libertà! Stai con Hong Kong!”. La manifestazione è stata pacifica, ma la polizia in tenuta antisommossa è stata allertata. Inoltre, nello stesso weekend, numerosi studenti delle scuole superiori si sono uniti alle proteste. A seguito di tali manifestazioni, il governo di Hong Kong ha affermato che qualsiasi modifica delle sue relazioni economiche con Washington minaccerebbe i “benefici reciproci”. Da parte sua, Washington ha respinto le accuse di sostenere i manifestanti. 

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo tre mesi, si erano già trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Gli attivisti pro-democrazia hanno 4 richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati.  

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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