Immigrazione, Grecia: emergenza sovraffollamento, nuovi centri per migranti

Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 7:12 in Grecia Immigrazione

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Il governo di Atene ha annunciato di voler costruire 2 nuovi centri di accoglienza nell’entroterra, al fine di trasferirvi i migranti che attualmente soggiornano presso i centri in stato di sovraffollamento, soprattutto nelle isole dell’Egeo.

Secondo quanto reso noto dalle autorità, martedì 10 settembre, i nuovi centri di accoglienza saranno finalizzati esclusivamente al “transito dei migranti” e saranno due. Il primo verrà costruito sfruttando un base militare inutilizzata nella città di Karavomylos, nella regione centro-meridionale della Fthiotida. Il secondo, invece, sarà un’estensione del centro già esistente di Corinto.

Stando alle stime del Ministero per la Protezione di Cittadini, che si occupa di politiche migratorie, entrambe le strutture saranno attive entro la fine del mese e accoglieranno oltre 900 migranti che vi verranno dislocati dai centri di accoglienza del Mar Egeo.

Le due strutture verranno dotate di grandi tende in grado di ospitare circa 50 persone, prevalentemente famiglie che hanno soggiornato nei centri di accoglienza dell’Egeo per oltre un anno. Le famiglie verranno poi ricollocate entro un mese in strutture migliori, da qui la natura “transitoria” delle 2 strutture che il governo metterà a disposizione.

Il sovraffollamento dei centri di accoglienza, soprattutto in riferimento al campo di Moria, a Lesbo, il quale è il più grande di Europa, è un tema ricorrente nel dibattito sull’immigrazione che caratterizza la Grecia nelle ultime settimane, visto il recente aumento di sbarchi sulle coste elleniche.

Secondo quanto rivelato lo scorso 29 agosto dal portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Boris Cheshirkov, il centro di accoglienza di Moria ospitava in quel momento circa 10.000 migranti, ovvero il quadruplo della sua capienza. Ciò ha contribuito all’emergenza di tensioni nella struttura, al punto tale da aver peggiorato il livello di sicurezza, come dimostrato dalle recenti risse e dalla morte di un migrante minorenne a causa di una coltellata. Per fronteggiare tale situazione, il governo ateniese aveva deciso di procedere con il dislocamento dei migranti, i quali sono stati trasferiti da Lesbo al centro di accoglienza di Nea Kavala, nel Nord della Grecia, che ha ricevuto circa 1.000 dei 1.400 migranti che il governo ellenico ha deciso di dislocare. Tuttavia, alcuni attivisti hanno innalzato le proprie preoccupazioni in merito al possibile sovraffollamento del campo di Nea Kavala che, stando a quanto riportato dai media locali, sebbene sia stato costruito con una capienza di circa 800 persone, attualmente ospita oltre 1.000 migranti.

Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dall’1 gennaio al 4 settembre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 66.794, di cui 53.916 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 909. I Paesi europei maggiormente colpiti dal fenomeno migratorio sono la Grecia, la Spagna, Cipro, l’Italia e Malta. In particolare, dall’1 gennaio al 28 agosto 2019, sono giunti 33.117 migranti in Grecia, 19.342 in Spagna, 5.193 a Cipro, 5.624 in Italia e 2.245 a Malta. Paragonando i dati alle cifre totali riguardanti lo stesso periodo del 2018, gli arrivi sono diminuiti del 25.6%.   

In particolare, per quanto concerne la Grecia, secondo i dati dell’IOM e delle autorità nazionali di Atene, dall’1 gennaio al 4 settembre 2019, nel Paese sono arrivati via mare complessivamente 28.701 migranti. Paragonando i dati allo stesso periodo dello scorso anno, in Grecia sono arrivati via mare 8.777 migranti in più. Per quanto concerne gli arrivi via terra, nello stesso lasso di tempo sono arrivati in Grecia 4.416 migranti. Secondo quanto diffuso, inoltre, dalle autorità elleniche, solo dall’1 al 9 settembre sono giunti dalla Turchia 2.241 migranti, di cui 1.254 a Lesbo, 619 a Samo e 368 a Chio. Stando all’ultima rilevazione effettuata nel mese di maggio 2019 dalle autorità di Atene, i migranti che giungono in Grecia sono principalmente provenienti dall’Afghanistan, dalla Siria, dai territori palestinesi, dall’Iraq e dalla Repubblica Democratica del Congo.

Da parte sua, l’Unione Europea aveva avanzato i propri dubbi in merito alla possibile responsabilità di Ankara dell’aumento degli sbarchi in Grecia, dal momento che la Turchia è indicata come punto di partenza dalla maggior parte dei migranti che raggiungono le coste dell’Egeo. Tuttavia, il ministro dell’Interno turco, Suyleyman Soylu, aveva smentito quanto ipotizzato, fornendo i dati elaborati dalle autorità di Ankara. Nello specifico, secondo quanto sostenuto dalla Turchia, nei primi 8 mesi del 2018 i migranti che avevano raggiunto la Grecia erano stati 30.842, mentre nello stesso periodo dell’anno corrente sono stati 29.025, il che significa che vi è stata una diminuzione del 6%”. In virtù di tali cifre, ha dichiarato Soylu, “Ankara ha appreso con rammarico le ultime dichiarazioni rilasciate dall’Unione Europea che, se si concentrasse sulla Turchia tanto quanto sulla Grecia, risolverebbe meglio i suoi problemi”. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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