Cipro: l’intesa sulla difesa con l’Egitto inizia dall’energia

Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 17:24 in Cipro Egitto

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Il ministro della Difesa di Cipro, Savvas Angelides, ha dichiarato che nell’ambito del rafforzamento della cooperazione in materia di difesa con l’Egitto, i due Paesi hanno avviato lo scambio di informazioni per rafforzare la sicurezza intorno alle acque a largo dell’isola cipriota utilizzate per la ricerca di gas naturale.

Le dichiarazioni del ministro di Nicosia sono state rilasciate a seguito del vertice con il suo omologo egiziano, Mohamed Ahmed Zaki, il quale si è recato, mercoledì 11 settembre, a Cipro per incontrare il presidente dell’isola del Mediterraneo, Nicos Anastasiades.

Secondo quanto rivelato da Angelides, oltre che finalizzato a innalzare il livello di sicurezza, lo scambio di informazioni tra Cipro ed Egitto mira anche a contrastare le minacce dell’estremismo violento. Il ministro della Difesa cipriota ha altresì aggiunto che la cooperazione in materia di difesa tra Egitto e Cipro coinvolge anche la Grecia, con la quale condurranno esercitazioni militari congiunte e scambio di personale militare.

Nell’ambito di tale cooperazione, Angelides ha reso noto che Atene, Il Cairo e Nicosia si incontreranno l’8 ottobre in Egitto.

Lo scorso 19 settembre, Egitto e Cipro avevano firmato un accordo per costruire un gasdotto sottomarino al fine di trasportare il gas dal giacimento cipriota di Afrodite fino alle stazioni di liquefazione in Egitto, per poi esportarlo in Europa.

L’accordo si poneva al centro della competizione tra Egitto e Turchia per la fornitura di gas naturale nel continente europeo. Inizialmente, la Turchia si era avvicinata ad Israele nel 2016 concordando di costruire gasdotti per trasportare il gas dal Paese mediorientale verso l’Europa. Il gasdotto però doveva passare per Cipro che da parte sua aveva avviato forti relazioni con l’Egitto e con la Grecia per la cooperazione nel settore del gas.

Nel frattempo, la Turchia ha avviato nel maggio 2019 alcune operazioni di trivellazione nelle acque circostanti l’isola di Cipro, in quanto ricche di gas naturale, risorsa che Nicosia già vende a Egitto e Israele.

Le prime trivellazioni erano avvenute ad Ovest dell’isola, all’interno di un’area la cui competenza territoriale è stata reclamata dalle autorità cipriote, ma la Turchia aveva dichiarato di agire all’interno della propria area di competenza. A seguito dell’annuncio dell’invio di una seconda nave turca, il 20 giugno, i leader dell’Unione Europea avevano avvisato Ankara di interrompere le sue trivellazioni nelle acque contese, pena un’azione congiunta da parte del blocco. La Turchia, dal canto suo, aveva affermato che alcune aree della zona marittima al largo di Cipro rientrano nella piena giurisdizione turca o in quella dei turco-ciprioti, che hanno il proprio Stato separatista nel nord dell’isola e sono riconosciuti solo dalla Turchia. A seguito di tali dichiarazioni, l’UE aveva annunciato, l’11 luglio, di voler interrompere i colloqui di alto livello con la Turchia e i negoziati su un accordo per i trasporti aerei a causa delle trivellazioni di gas e petrolio considerate “illegali” a largo dell’isola di Cipro. A quel punto, Ankara aveva replicato che, in caso di mancata collaborazione nelle esplorazioni con il governo greco cipriota, avrebbe continuato con le trivellazioni in cerca di gas naturale nelle acque a largo di Cipro.

La disputa tra il governo greco-cipriota e la Turchia si inserisce nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

Da oltre 40 anni, i leader turco-cipriota e greco-cipriota, insieme ai rappresentanti dei Paesi garanti (Turchia, Grecia e Regno Unito), hanno avuto colloqui sostenuti dalle Nazioni Unite, volti a risolvere la controversia. L’ultimo round negoziale si è svolto nel luglio 2017, presso la località svizzera di Crans-Montana, ma si è risolto in un fallimento. In considerazione di tale clima, il 30 gennaio 2019, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato all’unanimità la risoluzione sull’estensione del mandato della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite con sede a Cipro (UNFICYP), che rimarrà attiva almeno fino al 31 luglio 2019.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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