Cresce la spesa militare della Corea del Sud

Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 9:05 in Corea del Nord Corea del Sud

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La Corea Sud nel 2018 ha accresciuto la propria spesa militare del 7% e continua a dedicare numerose risorse al settore della Difesa, nonostante gli sforzi diplomatici degli ultimi anni per normalizzare i rapporti con i vicini nordcoreani.  

Nel 2018, le spese militari della Corea del Sud hanno raggiunto i 43,1 miliardi di dollari, con un aumento del 7% rispetto al 2017, secondo quanto riferito dal quotidiano Al-Jazeera English. Si tratta dell’aumento più consistente dal 2009, anno in cui la crescita era pari all’8,7%. La militarizzazione di entrambi i lati del confine tra i due Paesi non è un buon presagio per i colloqui in atto tra le parti, mediati dagli Stati Uniti.

I recenti lanci di missili a corto raggio, effettuati dalla Corea del Nord, fanno parte di un arsenale che il Paese ritiene necessario per difendersi dai nuovi equipaggiamenti della Corea del Sud. Il 4 settembre, i media statali nordcoreani hanno riferito che il leader Kim Jong Un aveva supervisionato personalmente il test di un grande sistema a più missili, secondo gli analisti della Corea del Sud. Il 6 settembre, inoltre, l’agenzia di stampa statale nordcoreana, la KCNA, ha affermato che la ricerca da parte della Corea del Sud di nuovi sistemi di armamento è un “imperdonabile atto di perfidia” che rischia di minare la pace nella penisola. Da parte sua, il Ministero della Difesa Nazionale (MND) della Corea del Sud non ha voluto commentare tale dichiarazione.

L’amministrazione dell’attuale presidente sudcoreano, Moon Jae-in, ha impegnato miliardi di dollari in più rispetto agli anni precedenti nel bilancio della Difesa del Paese, che è già tra i più grandi al mondo. A luglio di quest’anno il Ministero della Difesa ha annunciato che Seul avrebbe costruito una portaerei leggera, la prima del Paese. Ad agosto ha presentato un piano che prevedeva la spesa di circa 239 miliardi di dollari in più, tra il 2020 e il 2024. Circa 85 miliardi del futuro budget sono destinati a miglioramenti dell’arsenale, con un aumento medio del 10,3% su base annua. “Dato il recente contesto di sicurezza incerto, il governo sta investendo molto nel rafforzamento delle sue capacità di difesa”, ha dichiarato il Ministero, quando è stato annunciato il piano.

Entro il 2023, il bilancio dedicato al “potenziamento della forza armata” rappresenterà oltre il 36% della spesa totale per la Difesa, rispetto al 31% di quest’anno, secondo il Libro bianco sulla Difesa sudcoreano del 2018. Si prevede che la portaerei trasporterà jet da combattimento stealth F-35B con la funzione atterraggio verticale. Tra le altre armi che Seoul ha intenzione di acquisire vi sono: i nuovi sistemi di difesa antimissilistica, altri 3 cacciatorpedinieri equipaggiati con il sistema radar Aegis, satelliti spia e droni da ricognizione d’alta quota, elicotteri antisommergibile, aeromobili di pattugliamento marittimo, sottomarini in grado di lanciare missili da crociera e balistici, una nave da guerra armata di missili telecomandati.

Nel 2017, la Corea del Nord ha eseguito una serie di test missilistici nucleari che hanno fatto crescere la preoccupazione a livello internazionale. Il 4 e il 28 luglio 2017, Pyongyang aveva lanciato i suoi primi due missili balistici intercontinentali, il 3 settembre, aveva sperimentato una bomba all’idrogeno e, il 29 novembre, aveva dichiarato di aver miniaturizzato i suoi dispositivi militari, per renderli idonei a lanciare un missile nucleare contro gli Stati Uniti. Per tentare di fermare tale sviluppo, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti avevano più volte imposto una serie di sanzioni sempre più restrittive su Pyongyang, limitandone le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, fra i quali quello del petrolio, tentando così di convincere le autorità del Paese a sedersi al tavolo delle trattative.

Lo storico summit tra il leader nordcoreano, Kim Jong-un, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è poi verificato il 12 giugno 2018 a Singapore. L’incontro si era concluso con una promessa reciproca di collaborazione al fine di smantellare il programma nucleare della potenza asiatica, sospendere il regime sanzionatorio e cominciare un processo di pace nella regione. Tuttavia, i progressi da allora sono stati irregolari. In occasione del secondo incontro tra i due vertici, avvenuto il 28 febbraio dell’anno successivo, a Hanoi, i colloqui tra le due parti erano crollati inaspettatamente a causa di un disaccordo sulle sanzioni economiche.

In tale occasione, Trump e Kim, accompagnati dalle rispettive delegazioni avevano lasciato il loro sito di incontro nella capitale del Vietnam senza sedersi per un pranzo programmato o partecipare a una cerimonia di firma. Le sanzioni e il ritiro del personale nordcoreano sono stati visti come una battuta d’arresto nella distensione del clima regionale. In seguito, la Corea del Nord ha effettuato una serie di test missilistici che sono stati percepiti come una minaccia, sopratutto dalla Corea del Sud. “Seul non vuole uno scontro a tutto campo, ma entrambi desiderano assicurarsi di avere le piattaforme di armi e le risorse di difesa disponibili nel caso in cui si verifichi una nuova crisi”, ha dichiarato Daniel DePetris, un membro di Defense Priorities, un thinktank con sede a Washington. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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