Bulgaria: cittadino russofilo arrestato per spionaggio, Borisov tranquillizza Mosca

Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 19:14 in Bulgaria Russia

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Le autorità giudiziarie della Bulgaria hanno accusato il direttore di una ONG bulgara, Nikolai Malinov, di spionaggio per conto della Russia.

Il tutto, secondo quanto sostenuto dagli inquirenti, faceva parte di un piano finalizzato ad allontanare la Bulgaria dai suoi alleati occidentali, avvicinandola così a Mosca.

Nello specifico, le autorità giudiziarie hanno ricostruito che Malinov, responsabile del Movimento Russofilo Nazionale, lavorava dal 2010 per l’Istituto russo per gli studi strategici, il Russian Institute for Strategic Studies, gestito principalmente da ex agenti dell’intelligence, e per una ONG russa, l’Aquila bicefala.

Da parte sua, Malinov si è astenuto dal rilasciare commenti in merito al giudizio degli inquirenti e l’ambasciata russa di Sofia non ha al momento pubblicato dichiarazioni ufficiali sui carichi d’accusa verso l’attivista bulgaro. Tuttavia, secondo quanto reso noto dal viceprocuratore capo, Ivan Geshev, Malinov è ritenuto “colpevole di essersi messo al servizio di organizzazioni straniere lavorando per esse come spia”. A sostegno di tali accuse, i magistrati hanno rivelato di aver trovato un documento in lingua russa preparato da Malinov in cui si sosteneva “la necessità del ri-orientamento geopolitico della Bulgaria”.

Tale documento, secondo quanto reso noto da Geshev, “indica i passaggi necessari da intraprendere per ribaltare completamente l’orientamento geopolitico della Bulgaria, spostandolo dall’Occidente verso la Russia”. Nello specifico, il report mostrava le intenzioni di Malinov di creare siti internet, un canale televisivo, un osservatorio di successo e un partito politico al fine di incoraggiare i cittadini bulgari ad adottare un pensiero positivo nei confronti della Russia, rievocando il nesso storico della tradizione slava e l’appartenenza di entrambi alla fede cristiano ortodossa.

Il presidente della Bulgaria, Rumen Radev, il quale è promotore di relazioni amichevoli nei confronti di Mosca, ha dichiarato che i capi d’accusa nei confronti di Malinov sono “molto seri” e che i magistrati devono ora essere in possesso di “prove inconfutabili” a sostegno delle accuse.

La vicenda è inoltre stata commentata dall’ambasciata americana di Sofia, la quale ha dichiarato di essere stata messa al corrente delle indagini sul presunto caso di spionaggio e di supportare a pieno “l’impegno della Bulgaria nella difesa della propria sovranità dalle influenze malevoli”.

Secondo quanto annunciato dal magistrato capo, Sotir Tsatsarov, Malinov è stato rilasciato su cauzione, ma pende su di lui un ordine restrittivo che gli impedisce di lasciare la Bulgaria.

Nella stessa giornata, i magistrati hanno reso noto di aver vietato l’ingresso nel Paese per i prossimi 10 anni al vicesegretario della ONG per cui lavorava Malinov ed ex direttore dell’Istituto Russo per gli Studi Strategici, Leonid Reshetnikov, nonché ex agente dei servizi segreti russi.

Secondo quanto rivelato da Geshev, Malinov era in buoni rapporti con Reshetnikov, con il quale si incontrava regolarmente in Russia insieme al presidente della ONG Aquila Bicefala, Konstantin Malofeev. Gli inquirenti ritengono che in occasione degli incontri, Malinov abbia ricevuto finanziamenti e indicazioni sugli incarichi da svolgere.

A seguito di quanto emerso, nella giornata di mercoledì 11 settembre, il primo ministro della Bulgaria, Boyko Borisov, ha tenuto a specificare che le indagini avviate in materia di spionaggio a favore della Russia non intendono “impattare sulle relazioni con Mosca”.

Tuttavia, il premier ha altresì specificato che “Sofia ha già fatto la sua scelta anni fa, quando ha deciso di stare con l’Europa e con la NATO”. Per tale ragione, Borisov ha dichiarato di “non vedere alcuna ragione per cui il caso debba essere correlato” alle relazioni con la Russia.

Nel frattempo, il parlamento bulgaro ha richiesto un’udienza in merito al caso di Malinov. In tale occasione, il procuratore capo, Sotir Tsatsarov, ha reso noto che anche a Malofeev, il responsabile della ONG Aquila bicefala, è stato imposto il divieto di ingresso nel Paese per i prossimi 10 anni. Tsatsarov ha altresì reso noto che nelle indagini sono state coinvolte anche altre 15 persone, di cui 8 si trovano in questo momento in detenzione temporanea.

Nell’udienza parlamentare è stato coinvolto anche il direttore dell’Agenzia per la sicurezza nazionale della Bulgaria, Dimitar Georgiev, il quale ha reso noto che i vertici delle due organizzazioni coinvolte, Malinov e Malofeev, avevano pubblicamente dichiarato di “avere intenzione di preparare una guerra ibrida contro l’Occidente”.

Gli arresti hanno causato tensioni e proteste da parte del partito di opposizione, il Partito Socialista, che è a favore di relazioni più vicine alla Russia. Il partito socialista ha altresì avanzato l’ipotesi che le indagini siano correlate alle elezioni amministrative che si terranno in Bulgaria il prossimo 27 ottobre.

La Bulgaria, parte dell’Unione Sovietica fino alla dissoluzione dell’URSS, è un membro della NATO dal 1994 e dell’Unione Europea dal 2007. Ciò nonostante, Sofia ha continuato a mantenere forti legami storici e culturali con la Russia, che rimane il suo principale fornitore di energia.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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