Brexit: corte dichiara illecita la sospensione del Parlamento, intanto Johnson va in Irlanda del Nord

Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 18:14 in Irlanda del Nord UK

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La decisione del governo del Regno Unito di sospendere le attività del Parlamento è illecita secondo una sentenza del tribunale civile della Scozia emessa mercoledì 11 settembre, in chiaro contrasto con l’azione di governo del premier, Boris Johnson, il quale si è recato in Irlanda del Nord per incontrare un partito alleato regionale.

Il giudizio della corte civile della Scozia è stato rilasciato all’unanimità dai 3 giudici che si sono occupati del caso. In particolare, uno dei 3 giudici, Lord Brodie, ha dichiarato che la decisione di Johnson di sospendere le attività parlamentari “è stata un caso esemplare di mancato rispetto delle regole di condotta delle pubbliche autorità generalmente accettate”.

La corte scozzese, tuttavia, non ha in seguito al giudizio rilasciato un ordine di ritiro della sospensione delle attività parlamentari, dal momento la corte omologa di Londra aveva rilasciato un giudizio opposto. A questo punto, spetterà alla Corte Suprema inglese risolvere la questione, ma nel frattempo il governo di Downing Street ha annunciato che presenterà ricorso alla decisione del tribunale civile della Scozia. Diversamente dal partito di Johnson, l’opposizione ha ben accolto il giudizio della corte scozzese, auspicando nella ripresa delle attività parlamentari.

Il giudizio emesso dal tribunale scozzese, inoltre, ha ignorato una decisione rilasciata precedentemente secondo la quale i tribunali non hanno il potere di interferire nella decisione del premier di sospendere le attività parlamentari. Da parte sua, la corte ha reso noto di aver ritenuto che la motivazione dietro la sospensione del Parlamento – una dimostrazione del potere del premier – fosse significativa al punto tale da giustificare l’emissione del giudizio.

A tale riguardo, Lord Brodie ha dichiarato che “era da dedurre che le ragioni principali per la sospensione fossero la prevenzione dell’approvazione di leggi sulla Brexit in grado di scavalcare il potere esecutivo e al tempo stesso la possibilità per il governo di ottenere l’uscita dall’UE senza un accordo senza avere l’intromissione del Parlamento”.

Lunedì 9 settembre è stata l’ultima giornata di lavori delle Camere prima della sospensione delle loro attività fino al 14 ottobre. Prima di interrompere i suoi lavori, tuttavia, il Parlamento aveva rigettato, per la seconda volta in una settimana, la mozione di Johnson finalizzata a sciogliere le Camere e ottenere elezioni anticipate per il 15 ottobre e aveva inoltre reso noto di aver ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo.

Nel frattempo, mentre la corte scozzese giudicava la decisione del premier, Johnson si trovava in Irlanda del Nord per incontrare il Partito Unionista democratico, la formazione politica conservatrice della regione. Nel corso dell’incontro, il premier ha avuto modo di ribadire di essere ben preparato ad affrontare il dialogo con i leader europei per raggiungere un nuovo accordo con l’UE.  Da parte sua, il vicesegretario del partito, Nigel Dodds, ha commentato l’incontro quale “molto positivo” viste le conferme ricevute da Johnson in merito al rifiuto del backstop, la clausola sul confine tra Regno Unito e Irlanda. Il “backstop” era stato negoziato dall’ex premier, Theresa May, e prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore, impedendo il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE. Da parte sua, Johnson ritiene che il backstop renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE, mentre l’UE, e soprattutto l’Irlanda, non sembrano vedere alternative. A tale riguardo, il premier irlandese, Leo Varadkar, aveva dichiarato di essere “aperti a valutare alternative, ma queste devono essere realistiche” e che in “assenza di valide opzioni, la rimozione della clausola sul backstop non è fattibile per l’Irlanda”.

Precedentemente, nel corso di un incontro con il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, avvenuto il 3 settembre, Varadkar aveva evidenziato che il tentennamento dell’Irlanda deriva dal fatto che “la Brexit rischia di essere profondamente distruttiva soprattutto per la popolazione dell’Irlanda del Nord”, la maggior parte della quale aveva votato per rimanere nell’Unione. Ciò fa sì che possano sorgere tensioni al confine con l’Irlanda e per tale ragione Dublino “deve mantenere la sua posizione sull’accordo di recesso”. 

In tale contesto, il giorno prima della visita di Johnson in Irlanda del Nord, e a meno di una settimana di distanza dalle parole dei Taoiseach irlandese, nella serata di lunedì 9 settembre, un gruppo di nazionalisti irlandesi aveva lanciato decine di bombe molotov contro gli ufficiali della polizia mentre questi erano intenti a disinnescare un ordigno esplosivo situato nei pressi delle abitazioni nella città di Londonderry, nell’Irlanda del Nord.

Secondo quanto reso noto, le tensioni nella regione sono in rapido aumento nell’ultimo periodo. Ciò aumenta il timore che l’abbandono del Regno Unito dell’Unione Europea possa far riemergere le tensioni al confine tra il Regno Unito e l’Europa che si erano placate nel 1998 con il raggiungimento di un accordo di pace tra i militanti nazionalisti irlandesi che miravano all’unificazione dell’Irlanda e la controparte a favore dell’appartenenza della regione al Regno Unito. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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