Algeria: il cammino “condizionato” verso le elezioni

Pubblicato il 11 settembre 2019 alle 16:06 in Africa Algeria

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L’apparato statale in Algeria ha dato il via alla fase di preparativi per le elezioni presidenziali, richieste dal comando dell’esercito entro la fine di quest’anno.

Il Paese ha intrapreso seri passi verso una maggiore mobilitazione, ma sembra che siano necessari ulteriori sforzi per contenere le forze di opposizione che ancora respingono il piano e chiedono dapprima una fase di transizione. In tale contesto, il parlamento algerino, mercoledì 11 settembre, ha iniziato le discussioni su due progetti di legge. Uno di questi riguarda la modifica della legge elettorale, la creazione di un organo elettorale superiore, come proposto dal Ministero della Giustizia al Comitato parlamentare legislativo, e l’aggiunta di un nuovo testo sulle condizioni per candidarsi alle elezioni presidenziali, che dovrebbero essere aperte a qualsiasi cittadino che lo desideri.

Il disegno di legge che modifica e integra la legge elettorale comprende 18 condizioni. Tra queste, il candidato deve essere in possesso di un titolo universitario o equivalente e deve fornire un’autodichiarazione in cui attesta di essere musulmano. Si aggiungono, poi, le condizioni stabilite nella Costituzione, tra cui la presentazione di un certificato che attesti la partecipazione alla rivoluzione se si è nati prima di luglio 1942, la nazionalità del padre e della madre del candidato, e un altro certificato in cui si attesta che la propria cittadinanza è sempre stata quella algerina e che si è residenti nel Paese senza interruzione da almeno 10 anni.

Si prevede che il presidente algerino ad interim, Abdelkader Bensalah, convochi la commissione elettorale il prossimo 15 settembre, per definire la data delle elezioni. I nuovi passi concreti giungono a seguito della notizia delle dimissioni del governo, respinto dal popolo algerino, di Noureddine Badawi, prima di tale data. Una mossa, quest’ultima, volta a contenere i movimenti di protesta e a far sì che i cittadini algerini cambino la propria idea circa le elezioni.

Contrariamente a quanto accaduto lo scorso 4 luglio, quando le elezioni sono state annullate a causa della mancanza di candidati, sembra che questa volta le autorità algerine siano realmente intenzionate a proseguire sulla strada verso il rinnovo dell’élite al potere. Secondo alcuni analisti politici, il cambiamento è dovuto all’interesse mostrato verso le richieste avanzate dai movimenti di protesta e a segnali di maggiore trasparenza.

Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutti i simboli e personalità politiche legati all’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika, ed il rinnovo dell’élite politica al potere nel Paese. Le ultime manifestazioni, del 6 settembre, sono giunte dopo che l’esercito ha chiesto di accelerare l’organizzazione delle elezioni presidenziali. Ciò è stato causa di scontento popolare, in quanto i movimenti di mobilitazione e di opposizione, tra cui l’alleanza di “alternativa democratica”, considerano tale mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage di Bouteflika.

L’Algeria è caratterizzata da mesi da un’atmosfera di mobilitazione politica e protesta. Dopo le prime 6 settimane di proteste, il 2 aprile, il presidente in carica Bouteflika si è dimesso, in seguito a mandati che l’hanno visto per 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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