Yemen: una squadra Onu per monitorare Hodeidah

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 14:58 in Medio Oriente Yemen

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Il Comitato delle Nazioni Unite per il coordinamento della ridistribuzione delle truppe nella città di Hodeidah, nell’Ovest dello Yemen, ha deciso di schierare squadre di monitoraggio in quattro punti della città.

Tale mossa rappresenta il primo passo per garantire il cessate il fuoco e ridurre le sofferenze e le vittime civili. Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale gli Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

Il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha reso noto, durante una conferenza stampa tenutasi nella sede Onu di New York, che i membri del Comitato per il coordinamento delle truppe a Hodeidah si sono riuniti nelle giornate dell’8 e del 9 settembre per la sesta riunione congiunta, che ha visto altresì la presenza di delegazioni del governo centrale yemenita e dei ribelli sciiti Houthi. Tale ultimo meeting si è tenuto sulla nave dell’Onu, posta a largo di Hodeidah, città portuale che si affaccia sul Mar Rosso.

Dopo due giorni di riunioni, la commissione ha affermato di aver concordato l’attuazione di un meccanismo di tregua e cessate il fuoco, di cui si era già discusso in una riunione del 14 luglio scorso, quando i rappresentanti del governo yemenita e quelli del movimento Houthi si sono incontrati per la prima volta in 5 mesi, per discutere il ritiro delle forze ribelli da Hodeidah. Ora, la Commissione ha affermato di aver istituito un centro operativo congiunto presso la sede della missione Onu a Hodeidah, che includerà funzionari di collegamento e coordinamento di entrambe le parti coinvolte nel conflitto e delle Nazioni Unite. Tale centro si adopererà altresì per ridurre l’escalation di tensioni nell’area e per far fronte ai diversi avvenimenti sul campo.

Il nuovo accordo giunge dopo la ripresa di violenti scontri tra le forze governative ed i ribelli sciiti, dalla serata dell’8 settembre, alla fine del primo incontro del Comitato Onu. Il governo e gli Houthi si sono accusati a vicenda di aver violato l’accordo di cessate il fuoco sulla costa occidentale dello Yemen, stabilito a Stoccolma nel 2018.

Hodeidah rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. Il 28 agosto, gli Houthi hanno ripreso la propria offensiva in tale luogo. Secondo una fonte militare, le milizie dei ribelli hanno più volte colpito il complesso commerciale Thabet Brothers, situato all’interno della città, con artiglieria e missili, provocando un grande incendio in uno dei reparti.

Nella stessa giornata, l’inviato delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, aveva dichiarato che il governo yemenita e gli Houthi avevano accettato la sua proposta di attuare una tregua ad Hodeidah, sulla base dell’accordo di Stoccolma. “Entrambe le parti hanno accolto con favore la mia proposta sull’attuazione dell’accordo di Hodeidah “, aveva affermato Griffiths, ritenendo la mossa “uno sviluppo importante per il processo politico in Yemen”.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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