Ungheria vicina al 5G, ma ignora gli Stati Uniti e valuta la Cina

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 16:00 in Cina USA e Canada Ungheria

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L’Ungheria potrebbe riuscire a lanciare la rete di telecomunicazioni ad alta velocità, il 5G, entro la fine dell’anno. È quanto reso noto dal capo dell’Agenzia delle telecomunicazioni delle Nazioni Unite, Houlin Zhao, martedì 10 settembre, a seguito di un colloquio con il primo ministro ungherese, Viktor Orban.

L’annuncio delle Nazioni Unite si pone al centro delle tensioni tra Stati Uniti e Cina in materia di fornitura del 5G, soprattutto da quando, a differenza degli altri Paesi della regione, l’Ungheria aveva rivelato di non voler prendere in considerazione i dubbi sollevati da Washinton in tema di sicurezza delle informazioni in caso di affidamento della fornitura a Pechino. Nello specifico, nel mese di giugno, il ministro per l’Innovazione e la Tecnologia ungherese, Laszlo Palkovics, aveva dichiarato di non aver trovato riscontri in merito alle accuse sollevate da Washington nei confronti della Huawei Technologies Co Ltd, il colosso cinese delle telecomunicazioni e, per tale ragione, l’azienda asiatica avrebbe ricevuto la stessa considerazione degli altri fornitori partecipanti alla gara di appalto sulla fornitura del 5G in Ungheria.

In tale occasione, Palkovics aveva reso noto di aver adottato “un approccio più pragmatico, come la Germania”, nei confronti di Huawei, accusata dagli Stati Uniti di spiare i propri utenti per conto del governo cinese, oltre che di aver violato le sanzioni contro l’Iran e di aver rubato la proprietà intellettuale degli Stati Uniti. Da parte sua, però, Palkovics aveva reso noto di non essere in possesso di prove che possano dimostrare che “l’utilizzo delle tecnologie di Huawei comporti un rischio per l’Ungheria” che, in realtà, “era onorata” dell’interesse dimostrato nei suoi confronti da parte dei grandi colossi del 5G come la Huawei.

Solo pochi giorni prima, il 7 settembre, il segretario alla Difesa statunitense, Mark Esper, si trovava in Europa per invitare gli alleati ad essere cauti rispetto all’espansione dell’influenza globale della Cina. In particolare, Esper aveva specificato che i Paesi troppo dipendenti dagli investimenti e dal commercio cinese rischiano di diventare sensibili alle coercizioni e alle ritorsioni di Pechino e che per tale ragione “in futuro ci potrebbe essere un momento in cui la capacità degli Stati Uniti di condividere informazioni di intelligence e tecnologia con i suoi alleati potrebbe essere influenzata da come viene utilizzata Huawei e implementata la rete 5G”.

Prima del viaggio di Esper, anche il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, si era recato in Europa per discutere delle minacce poste dalla Cina e dalla Russia e nel corso del viaggio aveva siglato, l’1 settembre, un accordo con la Polonia per rendere immuni dallo spionaggio le proprie reti mobili, sempre nel tentativo di contrastare lo sviluppo di partnership con la Huawei.

Nel frattempo, se da un lato gli Stati Uniti continuano a mettere in guardia i loro alleati dall’avvio di partnership commerciali con la Cina, dall’altro la cancelliera della Germania, Angela Merkel, si è recata a Pechino venerdì 6 settembre. Nel corso del vertice con il premier cinese, Li Keqiang, Merkel aveva dichiarato di essere pronta e disponibile a ricevere investimenti cinesi, sebbene abbia tenuto a specificare che gli investimenti in alcuni settori strategici e infrastrutture critiche sono soggetti a controlli di sicurezza da parte delle autorità tedesche.

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti ha avuto inizio il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle importazioni dall’estero rispettivamente di acciaio e alluminio. Ad oggi, dopo più di un anno, i dazi americani sono arrivati a colpire quasi la totalità dei prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti. Nel frattempo, il 5 settembre, il Ministero del Commercio cinese ha reso noto che a partire da ottobre, la Cina e gli Stati Uniti riprenderanno i colloqui per risolvere la disputa commerciale in atto tra i due Paesi.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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