Siria e Giordania: verso la ripresa delle relazioni

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 16:07 in Giordania Siria

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L’incaricato d’affari dell’ambasciata siriana nella capitale giordana Amman, Shafiq Dayoub, ha affermato che la Siria è desiderosa di sviluppare relazioni con la Giordania su tutti i livelli, ed è pronta a ripristinare i rapporti tra i due Paesi come erano prima del 2011, ovvero prima dello scoppio della rivoluzione siriana.

In particolare, durante un incontro con la commissione per gli Affari Esteri del parlamento giordano, Shafiq Dayoub ha proposto la creazione di commissioni congiunte tra i due Paesi, oltre al ripristino delle visite ufficiali e all’istituzione di un comitato volto a discutere della questione dei rifugiati siriani nel Regno hashemita. Inoltre, l’incaricato ha espresso il proprio apprezzamento verso il ruolo svolto dalla Giordania nel prevenire l’ingresso di combattenti nel proprio Paese, nonché per l’impegno profuso nel contenere l’impatto dell’accoglienza dei richiedenti asilo siriani, un fenomeno che ha avuto conseguenze per le infrastrutture, il sistema idrico ed energetico del Regno.

“La Siria non può stare lontana dalla Giordania” ha affermato Shafiq Dayoub. Non da ultimo, è stato affermato che il regime siriano ha già introdotto alcune misure riguardanti il ritorno dei rifugiati siriani e anche l’ambasciata in Giordania si è attivata in tal senso. Dayoub ha poi negato il divieto imposto all’importazione di merci giordane in Siria, precisando che le regole introdotte con la crisi non riguardano paesi come la Giordania e l’Egitto.

Da parte sua, il presidente della commissione parlamentare giordana per gli Affari Esteri, Nidal Al-Ta’ani, ha messo in luce il sostegno della Giordania nella ricerca di una soluzione politica alla crisi siriana e la necessità di ripristinare le relazioni. Inoltre, anche da parte del Regno hashemita è stato ribadito il ruolo dell’esercito nel frenare l’avanzata di militanti terroristici e la mancata ingerenza del proprio Paese negli affari interni del regime siriano.

Al-Ta’ani ha poi affermato che l’intera regione araba sta soffrendo a causa della complessità del processo di pace e di un panorama che assiste alla continuazione del conflitto arabo-israeliano, oltre ad aver visto il trasferimento dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme, l’annessione del Golan a Israele, e la riduzione degli aiuti da parte degli Stati Uniti per l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA). Tutto ciò ha esercitato pressione su quei Paesi che continuano a fornire assistenza sanitaria e servizi di istruzione ai rifugiati palestinesi, tra cui la Giordania.

Circa le relazioni con la Siria, anche Al-Ta’ani si è detto concorde sull’importanza di continuare ad aprire i confini tra i due Paesi e di attivare i comitati congiunti, in particolare in ambito economico, oltre a dover risolvere alcuni dossier in sospeso, tra cui la questione del trasporto di merci nei territori siriani. Per quanto riguarda il fenomeno dei rifugiati siriani nel Regno, il presidente della commissione parlamentare ha affermato che la posizione del sovrano giordano, Abdullah II, è chiara e consiste nella loro integrazione con il popolo hashemita fino a quando non potranno rientrare volontariamente in Siria.

Le relazioni tra Siria e Giordania si sono deteriorate a partire dallo scoppio della guerra civile siriana, verso cui il Regno ha più volte rivolto lo sguardo, invitando il presidente del regime, Bashar Al-Assad, a riportare la tregua nel Paese. Shafiq Dayoub rappresenta il secondo incaricato d’affari dell’ambasciata di Amman. Nel 2014, è stato chiesto all’ex ambasciatore siriano ad Amman, Bahjat Suleiman, di lasciare il Regno, in seguito a dichiarazioni considerate un’ingerenza negli affari interni della Giordania.

La Giordania condivide con la Siria un confine che si estende per più di 370 km. Pertanto, sin dallo scoppio della guerra civile, il 15 marzo 2011, i cittadini siriani fuggiti dal conflitto si sono rifugiati nel Regno hashemita e la questione dei richiedenti asilo ha costituito una sfida per Amman, in quanto Paese non particolarmente ricco di risorse naturali, in cui il tasso di disoccupazione era del 18,2% nel primo trimestre del 2017. Nonostante ciò, secondo cifre Onu, la Giordania ospita circa 655.000 tra uomini, donne e bambini richiedenti asilo. L’80% dei rifugiati siriani vive al di fuori degli accampamenti, mentre altri si trovano nei campi di Za’atari e Azraq.

Sebbene Amman non sia tra i firmatari della Convenzione di Ginevra del 1951, riguardante lo statuto dei rifugiati, e quindi non ha l’obbligo di registrarli come richiedenti asilo, il Regno ha firmato la Convenzione contro la tortura del 1984 e non può mandar via coloro che si rifugiano nel suo territorio, se nel loro Paese persiste il rischio che vengano torturati.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

 

di Redazione

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