Pakistan allerta le Nazioni Unite: rischio genocidio in Kashmir

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 16:32 in India Pakistan

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Il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, ha parlato di fronte alle alle Nazioni Unite, martedì 10 settembre, sottolineando che “l’occupazione militare illegale” dell’India in Kashmir rischia di trasformarsi in “genocidio”. 

“Le città abbandonate e traumatizzate, le montagne, le pianure e le valli del Jammu e del Kashmir occupate dagli indiani risuonano oggi dei cupi ricordi di Ruanda, Srebrenica, Rohingya e dei pogrom del Gujarat”, ha affermato Qureshi di fronte al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. “La gente del Jammu e del Kashmir occupati dall’India sta attendendo il peggio, rabbrividisco a menzionare qui la parola genocidio, ma devo, il popolo del Kashmir occupato, come gruppo nazionale, etnico, razziale e religioso, affronta gravi minacce contro la propria esistenza, da parte di un regime omicida, misogino e xenofobo”, ha affermato. Non vi sono stati commenti da parte dell’India in seno al Consiglio.

Qureshi, parlando ai giornalisti a Ginevra, aveva precedentemente dichiarato: “Non vedo nella situazione attuale alcuna possibilità di un impegno bilaterale con l’India”. Il ministro ha poi esortato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e il Consiglio di Sicurezza a supportare un processo per disinnescare le tensioni. “Oggi 8 milioni di persone sono in prigione, private di ogni libertà politica e civile. Il mondo non può rimanere in silenzio e il mondo non dovrebbe rimanere in silenzio. E se lo faranno, faranno parte di questa negligenza criminale”, ha aggiunto. 

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 aree, tutte oggetto di dispute territoriali e causa di rivalità. Ad incrementare ulteriormente le tensioni tra i due Stati asiatici, le accuse dell’India al Pakistan in merito al sostegno fornito ai militanti separatisti nel Kashmir, smentito da Islamabad. Le tensioni hanno raggiunto l’apice il 2 agosto, dopo che le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato in Kashmir, pianificato, a loro avviso, dai militanti supportati dal Pakistan. Da qui, la decisione di isolare alcune aree del Kashmir indiano e di arrestare alcuni politici locali.

La situazione è precipitata quando il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione indiana del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il 21 agosto, nel corso delle proteste, 2 persone, tra cui un ufficiale di polizia e un ribelle armato, sono rimaste uccise in uno scontro a fuoco tra esercito e manifestanti.   

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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