Macedonia: “La pace nei Balcani è impossibile senza la Turchia”

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 7:16 in Balcani Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il leader di uno dei partiti della coalizione di governo della Macedonia del Nord, Afrim Gashi, ha dichiarato che “la pace nei Balcani è impossibile da ottenere senza l’intervento della Turchia”.

Nello specifico, Gashi ha rivelato all’agenzia di stampa statale turca, Anadolu, che coinvolgere la Turchia nelle questioni irrisolte della regione “non solo faciliterebbe la sigla di un accordo tra la Serbia e il Kosovo, ma aiuterebbe anche Ankara nel miglioramento dei propri rapporti con l’Albania”.

La Turchia, secondo Gashi, potrebbe svolgere un ruolo chiave nel dialogo tra Pristina e Belgrado e, “essendo un membro della NATO, nonché un forte alleato degli Stati Uniti, Ankara può porsi come garante di pace”.

Per quanto concerne il proprio Paese, Gashi ha rivelato che, nel clima di amicizia tra Skopje e Ankara, una delegazione macedone ha recentemente incontrato la controparte turca. Il vertice mirava a rafforzare le relazioni politiche ed economiche tra i due Paesi. Nello specifico, secondo quanto reso noto da Gashi, il quale era a coordinamento della delegazione macedone, uno dei principali obiettivi del viaggio ad Ankara era quello di attrarre investitori turchi in Macedonia del Nord.

Le parole di Gashi giungono in un momento delicato per le relazioni tra Serbia e Kosovo, la cui normalizzazione dei rapporti vincola lo sviluppo dell’intera regione dei Balcani occidentali. In tale contesto, lo scorso 30 agosto la Casa Bianca ha nominato il nuovo inviato americano per i Balcani, Matthew Palmer, con l’obiettivo di fare da mediatore per la riapertura del dialogo tra Pristina e Belgrado, entrambe vicine alle elezioni. Il Kosovo andrà ad elezioni il 6 ottobre, dopo che Haradinaj si è dimesso nel mese di luglio, mentre la Serbia nella prossima primavera. Tale fattore è considerato propizio dagli Stati Uniti, che intendono fare da mediatore affinché tra le due elezioni si riapra il dialogo.

Intanto, lo scorso 13 agosto, gli Stati Uniti insieme a Francia, Germania, Italia e Regno Unito, avevano rilasciato una dichiarazione congiunta in cui invitavano i due Paesi a riavviare il processo di dialogo “con urgenza”. A tale riguardo, l’Alto rappresentante per la Politica Estera dell’UE, Federica Mogherini, aveva dichiarato, in occasione della conferenza degli ambasciatori europei che si è tenuta a Bruxelles il 2 settembre, che l’ingresso dei Paesi del Balcani nell’Unione “sia necessario per l’Unione e per la regione” dal momento che si tratta della “riunificazione del continente europeo”. Tali parole erano state pienamente condivise da un parlamentare tedesco, Peter Beyer, il quale aveva suggerito, dopo aver incontrato Vucic, la nomina di un Inviato Speciale dell’UE che facesse da mediatore nel dialogo tra Serbia e Kosovo, replicando quanto effettuato dagli americani con l’assegnazione dell’incarico a Matthew Palmer.

La “riunificazione del continente europeo” è inoltre un obiettivo condiviso all’unanimità dai leader di Serbia, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord, Albania, Bosnia ed Erzegovina, i quali hanno concordato, al termine del Forum Strategico di Bled, in Slovenia, lo scorso 2 settembre, che dati i progressi portati avanti dai Paesi che ancora non sono membri effettivi del blocco comunitario, l’intera regione è pronta ad entrare nell’Unione Europea.

Nel frattempo, secondo quanto evidenziato da un’analista del Balkan Investigative Reporting Network, Fatjona Mejdini, la Turchia sta cercando di espandere la propria influenza nella regione, e soprattutto in Albania, tramite strumenti di soft-power. Nello specifico, secondo quanto sostenuto da Mejdini, nel 2018 la fondazione Maarif, creata nel giugno 2016 dal parlamento turco, ha acquistato la New York University di Tirana e con essa anche altri istituti educativi. Da parte sua, la Turchia sostiene di aver avviato un intervento formativo, dato che la fondazione “incontra i bisogni formativi dei nostri fratelli e amici albanesi”, secondo quanto dichiarato dal presidente, Tayyip Erdogan. Tali parole, però, non rispecchiano le opinioni di studiosi e politici, i quali vedono nella Fondazione Maarif uno strumento politico per affermare e consolidare l’influenza della Turchia in Albania e nella regione. La fondazione è presente anche in Kosovo e Macedonia del Nord.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play  

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.