Libia: la Lega araba esortata ad assumere un ruolo più incisivo

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 9:10 in Africa Libia

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Il ministro degli Esteri libico, Mohammed Sayyala, ha invitato il segretario generale della Lega araba, Ahmed Aboul Gheit, a svolgere un ruolo più incisivo nel panorama libico attuale, esercitando una maggiore pressione sulle “forze aggressive”, affinché ritornino ai propri luoghi di origine.

Il riferimento di tale forze è da rimandarsi all’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. L’incontro tra il ministro ed il segretario generale si è svolto al Cairo, nella giornata di lunedì 9 settembre, prima della 152esima sessione della Lega, prevista per il 10 settembre. Sayyala ha evidenziato che il ritorno ad un processo politico in Libia può essere raggiunto solo attraverso il rispetto delle condizioni stabilite dal Consiglio presidenziale del governo di Tripoli. Inoltre, secondo quanto rivelato dall’ufficio stampa del Ministero degli Esteri, Aboul Ghiet ha poi affermato che la soluzione al conflitto non può essere militare ed ha anch’egli esortato a ristabilire un processo politico.

In una precedente intervista, il portavoce del Ministero degli Esteri, Mohammed al-Qabalawi, aveva evidenziato che gli Emirati Arabi Uniti (UAE) avevano assunto una posizione ostile e ciò rendeva il Paese una piattaforma per incitare all’uccisione dei cittadini libici. Ciò, a detta di Al-Qabalawi, rappresentava una chiara violazione di tutte le norme e le usanze vigenti.

Una simile affermazione è giunta anche da Sayyala, dopo che gli UAE hanno consentito al portavoce ufficiale delle forze dell’LNA, Ahmed Al-Mismari, di tenere una conferenza stampa ufficiale nel proprio Paese. In tal modo, a detta del ministro, Abu Dhabi è diventata una piattaforma mediatica a servizio di Haftar e, pertanto, è stato richiesto l’intervento del Consiglio di Sicurezza. Inoltre, in una lettera inviata dal ministro degli Esteri, lo scorso 8 settembre, è stato sottolineato che gli Emirati sostengono gli “aggressori” a Tripoli, appoggiando altresì le violazioni ed i crimini di guerra perpetrati, nonché un colpo di Stato contro il governo tripolino. Sayyala ha poi aggiunto che ciò rappresenta una violazione delle risoluzioni legittime del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che è stato esortato a preservare la sicurezza e la pace del Paese, invitando i promotori di tali aggressioni a rispettare il Diritto internazionale.

In tale quadro, l’ambasciata statunitense in Libia ha rivelato che l’assistente segretario di Stato, David Schenker, l’ambasciatore Richard Norland e le controparti di Francia, Regno Unito e Germania, hanno discusso della possibilità di porre fine al conflitto in Libia in un quadro di sforzi internazionali. Da parte sua, la missione dell’Onu in Libia ha poi dichiarato che il proprio capo, Ghassan Salamé, ha discusso con l’incaricato d’affari britannico, Nicholas Hobton, della situazione attuale in Libia e di una futura conferenza da tenersi a livello internazionale per parlare degli sviluppi della crisi.

Gli ultimi scontri tra le forze di Haftar e quelle del governo di Tripoli risalgono a sabato 7 settembre. In particolare, 8 seguaci di Haftar e 6 membri dell’esercito tripolino sono morti in seguito a violenti scontri verificatisi a Sud della capitale Tripoli. Secondo quanto riferito dal corrispondente di Al-Jazeera in Libia, le ultime battaglie hanno consentito alle forze di Tripoli di avanzare verso gli assi di Al-Khala, Ain Zara e Al-Sabia, dopo aver distrutto munizioni della fazione opposta, tra cui vi erano altresì armi di provenienza emiratina. Inoltre, diversi uomini dell’LNA sono stati catturati all’interno dei confini del distretto di Tarhuna. Non da ultimo, nella giornata del 7 settembre, le forze del governo tripolino hanno condotto 7 sortite aeree, prendendo di mira le basi adibite al lancio degli aerei dell’LNA verso la capitale.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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