Il Libano chiede agli Stati Uniti di mediare con Israele

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 17:21 in Israele Libano USA e Canada

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Il Libano, attraverso il presidente Michel Aoun, ha chiesto agli Stati Uniti, il 10 settembre, di mediare con Israele per la questione riguardante la definizione dei confini tra i due Paesi.

In particolare, Aoun ha incontrato il vicesegretario di Stato americano per gli affari del Vicino Oriente, David Schenker, a cui ha riferito che il Libano spera che gli Stati Uniti riprendano la loro mediazione per definire la delimitazione delle frontiere terrestri e marittime nel Libano meridionale. Secondo quanto dichiarato, diversi punti sono stati concordati in precedenza ma ci sono alcune questioni in sospeso, ancora oggetto di negoziazione.

Il presidente libanese ha poi affermato che il proprio Paese continua ad adempiere alla risoluzione Onu 1701 e alle regole di ingaggio previste. Con tale accordo, del 2006, l’Onu chiedeva, tra i diversi punti, una piena cessazione delle ostilità e l’immediata interruzione di tutti gli attacchi da parte degli Hezbollah e di tutte le operazioni militari offensive di Israele. Tuttavia, per Aoun, è Israele a non rispettare tale risoluzione, continuando a perpetrare operazioni contro la sovranità libanese “via terra, aria e mare”, pur sapendo che qualsiasi escalation condurrà alla perdita della stabilità raggiunta nell’area di confine, sin dalla fine guerra del 2006.

A sua volta, Schenker ha risposto ad Aoun, ribadendo il sostegno del proprio Paese alla stabilità del Libano, sottolineando altresì l’intenzione di rafforzare le relazioni bilaterali e rafforzarle in numerosi campi, in particolare nell’ambito del sostegno all’esercito e alle forze di sicurezza. Washington ha poi affermato la propria disponibilità a profondere sforzi per contribuire a delimitare le frontiere terrestri e marittime tra Israele e Libano.

I negoziati sulla delimitazione del confine tra Libano e Israele sono in corso da anni, ma a Washington ci si aspetta che nei prossimi mesi possa essere trovata una soluzione. Al momento, Beirut detiene 14 punti terrestri, tra cui il più importante è il promontorio di Rosh Hanikra. In particolare, la disputa irrisolta tra Beirut e Israele riguarda un’area marittima di circa 860 km2, che si estende lungo il confine di tre blocchi energetici del Libano meridionale. Si pensa che tali aree siano ricche di petrolio e gas. Inoltre, nel 2017, Beirut ha concesso ad un consorzio formato dalla compagnia italiana Eni, dalla francese Total e la russa Novatek di condurre la prima esplorazione offshore in due blocchi, uno dei quali oggetto della disputa con Israele.

Un altro motivo di attrito riguarda un muro che Israele sta costruendo. Per Beirut, tale muro attraversa parte del territorio appartenente al Libano, ai sensi della cosiddetta “linea blu” demarcata dalle Nazioni Unite. Per la controparte, il muro tocca soltanto i territori israeliani.  

Michel Aoun ha poi chiesto l’intervento degli Stati Uniti anche nella questione dei rifugiati siriani, affermando che il proprio Paese non è più in grado di farsi carico di un tale fardello, che ha già avuto ripercussioni negative sul Libano. Il presidente libanese ha espresso il timore che la questione degli sfollati siriani sia diventata una questione politica sfruttata per altri scopi, invece di essere trattata da un punto di vista umanitario.

Al di là delle frontiere, Libano e Israele sono state protagoniste di una nuova escalation di tensioni nelle ultime settimane. Questa ha avuto inizio domenica 25 agosto, quando un drone israeliano è precipitato nelle periferie meridionali di Beirut, controllate dal gruppo islamista Hezbollah, e un secondo drone è esploso nelle vicinanze, nelle prime ore del mattino. Il giorno successivo, il 26 agosto, tre raid aerei, sempre di provenienza israeliana, hanno colpito una base palestinese, nei pressi del confine con la Siria, situata vicino al villaggio di Qusaya, nella Valle di Bekaa.

Per un diplomatico ed ex ambasciatore degli Stati Uniti d’America nello Stato di Israele, Daniel Shapiro, lo scambio di attacchi tra Israele e Libano dimostra il successo della politica di deterrenza di Israele ed è probabile che ciò possa portare ad un conflitto su vasta scala, rimandato da tempo ma inevitabile. Inoltre, sin dalla fine della guerra in Libano nel 2006, gli israeliani, esperti strateghi, avevano predetto ulteriori violenze sul confine libanese-israeliano.

Hezbollah, classificato come un’organizzazione terroristica da Israele e Stati Uniti, è un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga 34 giorni, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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