Immigrazione: Honduras nega negoziati con Washington su terzo paese sicuro

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 9:09 in America centrale e Caraibi USA e Canada

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Il ministro degli Esteri honduregno Lisandro Rosales ha negato che i negoziati tra Tegucigalpa e Washington prevedano la designazione dell’Honduras come paese terzo sicuro, che prevede che immigrati che presentano domande di ingresso negli USA possano attendere in Honduras le deliberazioni sui loro casi da parte delle autorità del paese nordamericano. 

“Contrariamente ad alcune pubblicazioni, i colloqui con gli Stati Uniti non contemplano l’Honduras come un paese terzo sicuro. L’agenda si concentra sulla sicurezza regionale, sulla promozione degli investimenti e sulle opportunità e sui programmi di lavoro temporaneo che promuovono una migrazione regolare, sicura e ordinata” – ha scritto Rosales sul tuo account Twitter. A dimostrazione di ciò, il ministro degli Esteri ha allegato una dichiarazione congiunta rilasciata al termine di una riunione che il presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernández, ha tenuto il 26 agosto con il segretario ad interim del Dipartimento della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Kevin Mc Aleenan.

Secondo rivelazioni stampa, prima della smentita di Rosales, Tegucigalpa avrebbe accettato di essere considerato terzo paese sicuro per cubani e nicaraguensi. 

Il concetto di un paese terzo sicuro, previsto dalla Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati (1951), definisce lo Stato che accoglie le persone respinte dal paese in cui in origine avevano richiesto asilo. Secondo la Convenzione di Ginevra, questa destinazione finale deve garantire che i richiedenti asilo non siano rimpatriati nel loro paese di origine, garantire il diritto all’abitazione, alla sicurezza sociale, ai servizi medici, all’occupazione e all’istruzione e al ricongiungimento familiare.Per gli Stati Uniti, un accordo di terzo paese sicuro con il Messico e le tre nazioni del “Triangolo nord” centroamericano (Honduras, Guatemala, El Salvador) consentirebbe di gestire le domande do asilo dei migranti senza doverli ospitare nel loro territorio nel corso della valutazione delle domande.

Il Messico ha accettato di indurire la sua politica migratoria, schierando oltre 21.000 soldati alle frontiere (15.000 alla frontiera settentrionale e 6.000 a quelle meridionali) pur di evitare lo status di terzo paese sicuro. Città del Messico ritiene infatti che le sue strutture di accoglienza, già in grande difficoltà e oggetto di dure critiche da parte dell’ONU e delle organizzazioni non governative che si occupano di diritti dei migranti, collasserebbero se dovessero accogliere i richiedenti asilo in attesa di delibera statunitense. 

Il Guatemala ha studiato a lungo la possibilità di accontentare la richiesta di Washington, ma anche nel paese centroamericano, come nel vicino Honduras, non ci sono strutture adeguate ad ospitare i richiedenti asilo. Per l’Honduras si pone un ulteriore problema, essendo ad oggi il principale paese di origine dei migranti centroamericani, per cui Washington, in ottemperanza alla Convenzione di Ginevra, non potrebbe trattenere i migranti honduregni nello stesso Honduras anche se Tegucigalpa accettasse lo status di terzo paese sicuro.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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