Egitto: visita del ministro degli Esteri in Sudan

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 13:29 in Egitto Sudan

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Il ministro degli Esteri dell’Egitto, Sameh Shoukry, è arrivato a Khartoum, in Sudan, per incontrare la sua controparte, Asma Mohamed Abdalla, e inaugurare un nuovo inizio nelle relazioni tra i due Paesi dopo la costituzione di un governo civile sudanese che guidi la transizione verso nuove elezioni.

Il Cairo è stato un forte alleato dei militari che avevano preso il potere a Khartoum dopo la cacciata dell’ex presidente Omar al-Bashir, avvenuta l’11 aprile 2019 dopo vari mesi di proteste. Ma precedentemente le relazioni tra i due Stati erano state spesso minacciate da dispute commerciali e di confine, nonostante l’interesse di entrambi a mantenere la pace e risolvere le controversie.

Il ministro Shoukry è arrivato in Sudan lunedì 9 settembre e, al momento, ha già incontrato il nuovo premier Abdalla Hamdok e il nuovo ministro degli Esteri Asma Mohamed Abdalla, prima donna a ricoprire quella carica. È in programma anche un meeting con il generale Abdel Fattah al-Burhan, capo del deposto Consiglio militare e attualmente presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che guiderà la transizione del Paese per 3 anni e 3 mesi, fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti.

“La nostra visita è molto importante perché stabilisce un nuovo inizio nelle relazioni sudanesi ed egiziane”, ha affermato il Ministero degli Esteri del Cairo in una nota. “L’incontro mostra anche il sostegno dell’Egitto al Sudan e alla sua popolazione e l’impegno nel soddisfare le sue richieste”, si legge nella nota.

Le relazioni tra Il Cairo e Khartoum si sono deteriorate da quando, nel 2017, l’ex presidente sudanese al-Bashir aveva accusato l’Egitto di supportare i ribelli nelle zone di conflitto, inclusa la regione del Darfur, nel Sudan occidentale. Nel maggio 2017, il governo sudanese aveva stabilito il divieto di importazione di prodotti agricoli e animali dalle regioni settentrionali, confinanti con l’Egitto. Ma il nocciolo delle dispute è stato sempre il controllo egiziano del triangolo di Halayeb, una regione che attraversa la frontiera tra i due Paesi ed è ricca di minerali. Durante di governo di al-Bashir, il Sudan ha regolarmente criticato l’amministrazione del Cairo ad Halayebe e in altre aree contese come la regione di Shalatin, vicino al Mar Rosso.

Le relazioni, tuttavia, sono migliorate dopo che il Sudan ha deciso di revocare il divieto sui prodotti egiziani, nell’ottobre 2017, e di riprendere i colloqui con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Quest’ultimo, durante le proteste degli ultimi mesi, ha sempre invitato le autorità sudanesi a riportare la stabilità nel Paese e a promuovere la pace.

Le manifestazioni in Sudan sono iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi hanno portato al rovesciamento del presidente al-Bashir.  Il leader sudanese è stato rimosso, dopo 30 anni al potere, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti nelle strade della capitale hanno continuato a protestare, per chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. Nonostante si sia più volte tentato di avviare un dialogo, i colloqui si sono sempre interrotti a causa di un mancato accordo sulla composizione del futuro governo. Durante le proteste, le forze armate continuano a mettere in pericolo la vita dei cittadini sudanesi. In tale contesto, gli analisti sostengono che la rivolta che ha rovesciato al-Bashir rischia di perdere gli obiettivi di libertà e democrazia che si prefiggeva di raggiungere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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