Cina ammonisce la Germania: non interferite negli affari interni cinesi

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 17:13 in Cina Germania USA e Canada

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La Cina ha usato parole dure contro la Germania, martedì 10 settembre, dopo che il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha incontrato il noto attivista di Hong Kong, Joshua Wong. Pechino ha ribadito che nessun Paese straniero ha il diritto di interferire negli affari interni del Paese. 

Wong ha incontrato il ministro Maas lunedì 9 settembre a Berlino, in occasione di un evento organizzato dal quotidiano tedesco BILD. Il giorno precedente, Wong è stato trattenuto per circa 24 ore all’aeroporto di Hong Kong, per una presunta violazione delle condizioni del suo rilascio su cauzione, a seguito dell’arresto, avvenuto il 30 agosto, con l’accusa di aver partecipato ad una “assemblea illegale”. Wong è comunque riuscito ad arrivare a Berlino nella tarda serata del 9 settembre, dove ha detto che avrebbe “continuato la sua battaglia per ottenere elezioni libere”.

Il 10 settembre, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha affermato che la Cina è “estremamente insoddisfatta e decisamente contraria” al fatto che la Germania consenta a Wong di visitare il Paese e di incontrarsi con il ministro degli Esteri tedesco. “La Cina ha già presentato severe rimostranze alla controparte tedesca”, ha aggiunto Hua, durante un briefing quotidiano. Hong Kong è un affare interno e nessun governo, organizzazione o individuo straniero ha il diritto di interferire, ha sottolineato. “Qualsiasi complotto che riguardi l’affidamento a Paesi stranieri per costruire atti o parole che dividano il Paese è destinato al fallimento”, ha poi affermato il portavoce.

Hua ha affermato poi che la cancelliera Angela Merkel, durante la sua visita a Pechino, effettuata il 6 settembre, aveva chiaramente affermato di essere contraria alla violenza e di sostenere il modello “un Paese, due sistemi” su cui si basa il rapporto tra Hong Kong e Cina. “Non possiamo fare a meno di chiederci, qual è lo scopo della parte tedesca nel consentire a Joshua Wong di venire in Germania in questo momento e di incontrare il ministro Maas?”, ha domandato Hua Chunying. La Cina ha quindi esortato la Germania a rispettare le proprie parole e a evitare di inviare messaggi sbagliati alle forze separatiste di Hong Kong. Pechino ha poi esortato il ministro tedesco Maas a rispettare le basi del diritto internazionale e ad agire a beneficio delle relazioni tra i due Paesi, al fine di non essere un elemento “dannoso” nel rapporto bilaterale, ha aggiunto Hua. 

Allo stesso tempo, la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha avvertito anche gli Stati Uniti di non “interferire” nelle questioni interne della città. Il discorso è arrivato a seguito di un nuovo fine settimana di scontri nella città semi-autonoma. Domenica 8 settembre, i manifestanti di Hong Kong hanno marciato verso il consolato statunitense, per rinnovare l’attenzione internazionale sulla crisi in atto nella città semi-autonoma cinese. Migliaia di persone hanno sventolato bandiere a stelle e strisce, gridando slogan in inglese: “Combatti per la libertà! Stai con Hong Kong!”. La manifestazione è stata pacifica, ma la polizia in tenuta antisommossa è stata allertata. Inoltre, nello stesso weekend, numerosi studenti delle scuole superiori si sono uniti alle proteste. A seguito di tali manifestazioni, il governo di Hong Kong ha affermato che qualsiasi modifica delle sue relazioni economiche con Washington minaccerebbe i “benefici reciproci”. Da parte sua, Washington ha respinto le accuse di sostenere i manifestanti. 

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo tre mesi, si erano già trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Gli attivisti pro-democrazia hanno 4 richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati.  

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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