Brexit, Johnson: “Potete legarmi le mani, ma non ritarderò la Brexit”, intanto molotov in Irlanda del Nord

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 18:13 in Europa Irlanda del Nord UK

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Il premier inglese, Boris Johnson, ha dichiarato di non essere disposto a richiedere un’estensione dei termini per la Brexit nonostante l’approvazione in Parlamento della legge che vieta l’uscita dall’UE senza un accordo.

Le parole del primo ministro del Regno Unito giungono, martedì 10 settembre, a distanza di un giorno dall’ultima giornata di lavori delle Camere prima della sospensione delle loro attività fino al 14 ottobre. Prima di interrompere i suoi lavori, tuttavia, la Camera dei Comuni aveva rigettato, per la seconda volta in una settimana, la mozione di Johnson finalizzata a sciogliere le Camere e ottenere elezioni anticipate per il 15 ottobre.

Nell’arco della stessa giornata, la Camera dei Lord aveva inoltre ufficializzato di aver ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge promosso dall’opposizione, il quale prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

Nel frattempo, l’Europa ha reso noto di non aver ricevuto ancora una proposta di un accordo alternativo in vista dell’incontro del prossimo 17 ottobre, ma a tale riguardo Johnson ha annunciato che “non importerà ciò che il parlamento inglese inventerà per legargli le mani”, dato che “si batterà fortemente per ottenere un accordo con l’UE in linea con l’interesse nazionale”, al fine di “non ritardare ulteriormente la Brexit” e non deludere le aspettative degli elettori.

A non agevolare il raggiungimento di un accordo tra Regno Unito e l’Unione Europea è la clausola sul confine tra Regno Unito e Irlanda, altrimenti nota come “backstop”. Il “backstop” era stato negoziato dall’ex premier, Theresa May, e prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore, impedendo il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE. Da parte sua, Johnson ritiene che il backstop renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE, mentre l’UE, e soprattutto l’Irlanda, non sembrano vedere alternative. A tale riguardo, il premier irlandese, Leo Varadkar, aveva dichiarato di essere “aperti a valutare alternative, ma queste devono essere realistiche” e che in “assenza di valide opzioni, la rimozione della clausola sul backstop non è fattibile per l’Irlanda”.

Precedentemente, nel corso di un incontro con il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, avvenuto il 3 settembre, Varadkar aveva evidenziato che il tentennamento dell’Irlanda deriva dal fatto che “la Brexit rischia di essere profondamente distruttiva soprattutto per la popolazione dell’Irlanda del Nord”, la maggior parte della quale aveva votato per rimanere nell’Unione. Ciò fa sì che possano sorgere tensioni al confine con l’Irlanda e per tale ragione Dublino “deve mantenere la sua posizione sull’accordo di recesso”. 

A meno di una settimana di distanza dalle parole dei Taoiseach irlandese, nella serata di lunedì 9 settembre, un gruppo di nazionalisti irlandesi ha lanciato decine di bombe molotov contro gli ufficiali della polizia mentre questi erano intenti a disinnescare un ordigno esplosivo situato nei pressi delle abitazioni nella città di Londonderry, nell’Irlanda del Nord, secondo quanto annunciato dalle autorità locali. In caso di esplosione, l’ordigno disinnescato avrebbe ucciso o provocato danni a chiunque si trovava nelle vicinanze. Due giovani, tuttavia, sono rimasti ustionati a causa dell’esplosione delle bombe molotov. Gli ufficiali della polizia hanno attribuito la responsabilità dei disordini del 9 settembre al gruppo separatista del Nuovo IRA, il quale sporadicamente ha come obiettivo dei propri attacchi gli ufficiali di polizia.

Secondo quanto reso noto, le tensioni nella regione sono in rapido aumento nell’ultimo periodo. Ciò aumenta il timore che l’abbandono del Regno Unito dell’Unione Europea possa far riemergere le tensioni al confine tra il Regno Unito e l’Europa che si erano placate nel 1998 con il raggiungimento di un accordo di pace tra i militanti nazionalisti irlandesi che miravano all’unificazione dell’Irlanda e la controparte a favore dell’appartenenza della regione al Regno Unito. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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