Balcani, Stati Uniti: “È la Russia a volere il disordine nella regione”

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 17:10 in Balcani Russia USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’inviato speciale per i Balcani occidentali degli Stati Uniti, Matthew Palmer, ha dichiarato di essere convinto che a desiderare che la regione rimanga caratterizzata dal disordine sia la Russia ma che ciò nonostante “un accordo tra Belgrado e Pristina sia possibile”.

È quanto dichiarato nel corso di un’intervista rilasciata da Palmer all’agenzia di stampa serba, Tanjug, e ripreso da B92, martedì 10 settembre. Nel corso dell’intervista, il delegato americano ha reso noto che gli Stati Uniti hanno intenzione di fornire supporto al governo di Pristina, dal momento che questo ha sposato la causa della ripresa del dialogo con la Serbia, ma che a differenza di Washington, la Russia insiste sulla permanenza del disordine nell’intera regione.

Ciò, ha spiegato Palmer, è una dimostrazione della “diversa percezione” che i Washington e Mosca hanno dei Balcani occidentali. Nello specifico, gli Stati Uniti “vedono i Balcani parte della grande famiglia dei Paesi occidentali, integrati nelle istituzioni euro-atlantiche, mentre la Russia ha dimostrato di desiderare una regione caratterizzata dal disordine e dalla diffidenza reciproca”.

Secondo Palmer, ciò trova riscontro in quanto avvenuto “in Montenegro, quando la Russia ha supportato il golpe del 2016, portando avanti una scelta oltraggiosa e finalizzata a prevenire l’ingresso del Montenegro nella NATO e la sua integrazione nell’Occidente”.

Tuttavia, sebbene gli Stati Uniti abbiano dichiarato di non avere informazioni in merito alla possibile duplicazione di quanto realizzato in Montenegro nel 2016, Palmer ha reso noto di non credere “che i russi abbiano terminato di impegnarsi nel causare problemi in Montenegro o nella regione dei Balcani occidentali” dato che questo è ciò che “si percepisce in tutta l’area”.

Nonostante la percezione dell’attività della Russia nella regione, gli Stati Uniti rimangono comunque intenzionati a promuovere il dialogo tra il Kosovo e la Serbia, dal momento che “lo sviluppo dell’intera regione dipende dalla risoluzione di questa problematica”.  Affinché i due Paesi balcanici riprendano a dialogare, tuttavia, è necessario che il Kosovo “sospenda le sanzioni” sui beni della Serbia e “ritorni al tavolo negoziale”, due elementi su cui Palmer ha reso noto di aver percepito apertura da parte di Pristina. Una volta tornati a dialogare, sarà a quel punto possibile trovare un compromesso, e “sarebbe ideale farlo sulla base del reciproco riconoscimento”, e trovare un accordo “durevole ed equo, che aiuti la Serbia nel suo percorso di ammissione nell’UE”.

In merito al resto della regione, il delegato americano ha altresì annunciato di ritenere “realistico” seppur ambizioso l’ingresso della Macedonia del Nord nella NATO nel mese di dicembre 2019. Qualora l’ingresso non si concretizzi nel mese di dicembre, in ogni caso, Palmer ha annunciato che la Macedonia del Nord “diverrà presto il 30esimo membro della NATO”.

Nel frattempo, il 9 settembre il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, aveva dichiarato che la Serbia continuerà ad opporsi all’ingresso del Kosovo nell’Interpol. Tale dichiarazione giungeva in contrasto all’apertura finora dimostrata dai Paesi della regione dopo la nomina di Palmer, dal momento che il Kosovo aveva imposto i dazi sui beni importati dalla Serbia proprio in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol e, da parte sua, la Serbia aveva annunciato che fino a quando permarranno i dazi, Belgrado non avrà intenzione di avviare il processo di dialogo.

Tuttavia, il governo serbo aveva altresì dichiarato di riporre speranze nel governo che assumerà il potere a seguito delle elezioni in Kosovo del 6 ottobre, il quale potrà essere “più costruttivo e positivo”, “abolire le tasse sui beni serbi e aprire la strada per un nuovo dialogo”. Anche la Serbia andrà a elezioni nella prossima primavera e tale fattore è considerato propizio dagli Stati Uniti, che intendono fare da mediatore affinchè tra le due elezioni si riapra il dialogo per identificare i punti di incontro, così come le differenze, al fine di raggiungere un accordo che possa essere il migliore possibile per il futuro di entrambi”.

Lo scorso 13 agosto, inoltre, gli Stati Uniti, insieme a Francia, Germania, Italia e Regno Unito, avevano rilasciato una dichiarazione congiunta in cui invitavano i due Paesi a riavviare il processo di dialogo “con urgenza”. A tale riguardo, l’Alto rappresentante per la Politica Estera dell’UE, Federica Mogherini, aveva dichiarato che l’ingresso dei Paesi del Balcani nell’Unione “sia necessario per l’Unione e per la regione”, rappresentando la “riunificazione del continente europeo”. In accordo con la Mogherini, un parlamentare tedesco, Peter Beyer, aveva suggerito, dopo aver incontrato Vucic, la nomina di un Inviato Speciale dell’UE e la possibilità di replicare quanto applicato alla Germania al termine della Seconda guerra mondiale,  quando “la Germania dell’Est e quella dell’Ovest coesistevano nel contesto delle organizzazioni internazionali, ma senza riconoscersi a vicenda”.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play 

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.