Algeria: un nuovo passo verso le elezioni

Pubblicato il 10 settembre 2019 alle 11:13 in Africa Algeria

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Il Consiglio dei ministri algerino, lunedì 9 settembre, ha approvato un progetto di legge, con cui si prevede l’organizzazione di nuove elezioni.

La proposta era precedentemente giunta dalla commissione per il dialogo e la mediazione, istituita il 25 luglio scorso dal presidente algerino ad interim, Abdelkader Bensalah. Si prevede che, nel corso della prossima settimana, le due Camere parlamentari si riuniranno per finalizzare il disegno di legge e dare ufficialmente inizio al conto alla rovescia per le prossime elezioni. Un tema, questo, oggetto di numerose controversie e manifestazioni nelle strade algerine.

Di fronte alla prospettiva di nuove elezioni, alcuni partiti hanno espresso le proprie riserve a riguardo. Per altri, si tratta di una decisione affrettata e vaga, mentre si attende il prossimo venerdì per comprendere l’opinione del popolo algerino a riguardo. Tuttavia, a detta del viceministro della Difesa, nonché capo di Stato maggiore dell’esercito, Ahmed Gaid Salah, le elezioni rappresentano l’unica via d’uscita dalla crisi in cui riversa attualmente l’Algeria.

Per Salah, alcuni ritengono di poter guardare agli eventi semplicemente dal proprio punto di vista e secondo i propri interessi, senza tener conto dell’opinione del popolo algerino. Ciò va, però, a danno del Paese stesso. Inoltre, il generale ha affermato che l’Algeria prosegue sulla propria strada, sotto la continua supervisione dell’esercito, in questo periodo delicato, e le elezioni presidenziali rappresentano l’ultima tappa di questo percorso particolare. In particolare, queste sono frutto di una visione lungimirante e vedere il popolo approvare tale idea dimostra il proprio appoggio verso l’esercito.

Salah ha poi espresso il proprio desiderio di preservare le istituzioni dello Stato, con l’obiettivo di salvaguardare i pilastri dello Stato algerino ed il prestigio assunto a livello nazionale e internazionale, apprezzando, al contempo, i risultati che il governo è stato in grado di raggiungere in circostanze difficili, a volte ostili. Per il generale, si tratta di risultati reali, e le misure intraprese nell’ultimo periodo hanno permesso di evitare molti problemi, impedendo ai nemici dell’Algeria di trovare la giustificazione a critiche distruttive.

Dal canto suo, il presidente Bensalah, in un discorso del 9 settembre, ha elogiato la leadership dell’esercito nel rispondere alle richieste del popolo algerino, sottolineando che la propria posizione era chiara anche in precedenza, ovvero a fianco della popolazione nel preservare la giustizia e nel condurre la lotta contro la corruzione. Inoltre, il presidente ad interim ha evidenziato positivamente il ruolo del comitato preposto al dialogo e alla mediazione, in quanto ha posto le basi necessarie per indire elezioni presidenziali. Non da ultimo, anche gli sforzi profusi dal governo stesso sono stati elogiati, soprattutto in ambito economico, sebbene si tratti di un esecutivo criticato e rifiutato dai movimenti di protesta. Bensalah ha poi fatto appello alle forze politiche, ai rappresentanti della società civile e alle figure nazionali per sollecitarli a continuare il dialogo e le consultazioni, al fine di istituire la commissione elettorale indipendente nel minor tempo possibile.

L’Algeria è caratterizzata da mesi da un’atmosfera di mobilitazione politica e protesta. Dopo le prime 6 settimane di proteste, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, in seguito a mandati che l’hanno visto per 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutti i simboli e personalità politiche legati all’ex presidente ed il rinnovo dell’élite politica al potere nel Paese. Il 25 luglio scorso, Bensalah ha formato una commissione di 6 persone, volta ad instaurare e supervisionare un dialogo inclusivo a livello nazionale e a indire elezioni presidenziali. Tale gruppo per il dialogo e la mediazione è guidato da un ex presidente del Parlamento, Karim Younes, ed include altresì due esperti in legge, un esperto di economia e due politici. Il dialogo riguarda tutti gli aspetti relativi all’organizzazione delle elezioni, le condizioni di base necessarie e le possibili date.

Le ultime manifestazioni, del 6 settembre, sono giunte dopo che l’esercito ha chiesto di accelerare l’organizzazione delle elezioni presidenziali, per indirle entro la fine del mese di dicembre prossimo. Inoltre, le forze armate hanno proposto di formare una commissione elettorale per il 15 settembre e ciò rappresenta il motivo delle ultime proteste, in quanto i movimenti di mobilitazione popolare e di opposizione, tra cui l’alleanza di “alternativa democratica”, considerano tale eventuale mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage di Bouteflika.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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