Yemen: gravi perdite per gli Houthi

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 9:43 in Medio Oriente Yemen

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Il comando della coalizione a guida saudita ha annunciato, lunedì 9 settembre, di aver condotto un attacco aereo contro le postazioni dei ribelli sciiti Houthi situate nei distretti yemeniti di Khab e Al-Shaaf, nel governatorato settentrionale di Al-Jawf.

Secondo una dichiarazione del medesimo comando, l’attacco contro i raggruppamenti dei ribelli ha causato gravi perdite per gli Houthi, sia di vite umane sia in termini materiali. Nello stesso quadro, il giorno precedente, domenica 8 settembre, le milizie della coalizione avevano annunciato di aver abbattuto un deposito di armi e munizioni, di piccolo e medio calibro, appartenente ai ribelli Houthi. Questo si trovava nel distretto di Razih, situato ad Ovest del governatorato settentrionale di Saada.

Inoltre, secondo quanto riportato, nell’ultimo periodo, le milizie della coalizione a guida saudita hanno intensificato i propri attacchi contro quest’area, distruggendo veicoli e attrezzature militari della controparte, posti in un’area montuosa strategica. Il Ministero della Difesa yemenita ha riportato che tali ultimi attacchi hanno altresì provocato gravi perdite tra le file dei combattenti Houthi.

In Yemen, il fronte di guerra che vede schierati i ribelli sciiti Houthi, appoggiati dall’Iran, contro il governo yemenita centrale è ancora attivo. Lo scorso 3 settembre, il portavoce della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki Al-Maliki, aveva reso noto che, le proprie forze sono state in grado di intercettare e abbattere un drone di provenienza Houthi, partito da ‘Amran, nel Nord-Ovest dello Yemen, e diretto verso l’Arabia Saudita. Nella stessa giornata, un missile balistico di tipo Badr 1 era stato lanciato contro l’aeroporto internazionale di Najran, situato nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita.

Per il colonnello Al-Maliki, i ripetuti attacchi da parte dei ribelli sciiti indicano che gli Houthi sono vittima di perdite significative in termini di elementi delle proprie milizie e attrezzattura militare. Tuttavia, l’obiettivo della coalizione resta quello di neutralizzare i propri avversari, nel rispetto del diritto internazionale umanitario e le norme consuetudinarie.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Di fronte ad una crescente tensione iniziata da mesi, il 20 luglio scorso, la coalizione ha avviato un’operazione militare volta a colpire postazioni dei ribelli sciiti Houthi nella capitale yemenita. 

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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