Sud Sudan: leader dei ribelli incontra il presidente per sbloccare l’accordo di pace

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 13:16 in Africa Sud Sudan

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L’ex leader dei ribelli del Sud Sudan, Riek Machar, è tornato a Juba, lunedì 9 settembre, per un inaspettato incontro nella capitale con il presidente Salva Kiir. La visita, la prima dopo mesi di stallo nelle trattative di pace tra fazioni pro-governative e gruppi dell’opposizione, accresce tra la popolazione le speranze di una ripresa dei colloqui.

Il 12 settembre scorso, le parti avevano firmato ad Addis Abeba uno storico accordo di pace per porre fine a una guerra civile che aveva ucciso centinaia di migliaia di persone, costretto alla fuga circa un terzo della popolazione e fatto crollare l’economia del Paese. Tuttavia, l’effettiva applicazione del patto, che promuoveva la formazione di un governo di unità, è stata rimandata dalle autorità di Juba, le quali hanno sostenuto di non avere i fondi per finanziare il disarmo e l’integrazione di tutte le fazioni armate.

“L’incontro ha lo scopo di affrontare le questioni rimaste in sospeso relative all’attuazione dell’accordo di pace con il presidente Kiir e gli altri esponenti delle parti”, ha dichiarato il direttore delle informazioni di Machar, Puok Both Baluang. “Sarà una visita di due giorni”, ha aggiunto.

Il Sud Sudan è lo Stato più giovane al mondo, avendo ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011. È uno dei Paesi maggiormente frammentati dell’Africa centrale e comprende più di 60 gruppi etnici che seguono diverse religioni locali. Nel dicembre 2013, alcuni militari di etnia dinka, fedeli a Kiir, hanno avviato scontri con quelli di etnia nuer, guidati da Machar, e accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, in seguito alla rivalità per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM). Tale conflitto ha prodotto quasi 4 milioni di sfollati, che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. Per evitare di essere assassinato, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica.

Kiir e Machar avevano firmato un cessate il fuoco il 5 agosto scorso, concludendo anche un accordo per la condivisione del potere. Tuttavia, il 28 agosto, Machar e i capi di altri gruppi si erano rifiutati di firmare l’ultima parte dell’accordo, asserendo che le dispute sulla divisione del potere e sull’adozione di una nuova Costituzione non erano state gestite in modo efficiente.

I due leader erano poi tornati a negoziare la pace nel settembre 2018 sottoscrivendo, grazie alla pressione di potenze regionali e internazionali, il noto accordo. Da quel momento Machar, che vive a Khartoum, in Sudan, era tornato in patria solo una volta, nell’ottobre scorso, per celebrare la firma del patto. Secondo quanto previsto dall’accordo, Machar sarebbe destinato a ricoprire nuovamente il ruolo di vicepresidente. Un’altra disposizione fondamentale prevista dal trattato riguarda la reintegrazione dei ribelli nell’esercito, condizione anch’essa rimasta ancora inattuata.

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Chiara Gentili

di Redazione

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