Pakistan: almeno 22 arresti nelle proteste per l’indipendenza del Kashmir

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 15:23 in India Pakistan

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La polizia ha arrestato almeno 22 persone durante una serie di proteste per l’indipendenza della regione del Kashmir, secondo quanto riferito lunedì 9 settembre dalle autorità di Islamabad.

Le manifestazioni e i primi scontri hanno avuto luogo sabato 7 settembre, nei pressi del villaggio di Tatrinote, circa 80 km a Sud della capitale del Kashmir pakistano, Muzaffarabad. La città è situata vicino alla linea di separazione che divide l’area indiana e pakistana del territorio conteso. Il sit-in è proseguito, lunedì 9 settembre, secondo quanto riferito dalla polizia. In tale area la rete telefonica e internet è stata sospesa, rendendo difficile capire quale sia l’attuale situazione. Il capo della polizia distrettuale, Tahir Mahmood Qureshi, ha dichiarato di aver utilizzato del gas per disperdere i manifestanti, che stavano tentando di avvicinarsi alla linea di controllo tra le due regioni. “Stavamo offrendo loro una strada sicura, ma i manifestanti volevano spostarsi in un’area esposta, dove gli indiani avrebbero potuto colpirli”, ha comunicato Qureshi. “I bombardamenti indiani hanno già colpito le persone nella nostra zona”, ha affermato il capo della polizia distrettuale. “Non vogliamo che persone innocenti vengano uccise a causa delle manifestazioni”.

I manifestanti appartenevano a una fazione del Fronte di liberazione del Jammu e Kashmir (JKLF), un importante partito politico del Kashmir che chiede l’indipendenza da entrambi i Paesi. “La nostra richiesta principale è che la comunità internazionale prenda provvedimenti per risolvere il problema del Kashmir e adottare misure per cacciare gli eserciti di entrambi i Paesi”, ha detto Al Toqeer Gilani, un leader del JKLF nel Kashmir amministrato dal Pakistan. Gilani, che era sul luogo della protesta, ha affermato che oltre 40 membri della JKLF sono stati arrestati durante la notte e che sono stati sottoposti a pressioni per porre fine alle manifestazioni. “Non sono stati arrestati per la loro posizione sul Kashmir indipendente o qualcosa del genere”, ha dichiarato il leader. Qureshi ha poi aggiunto che un poliziotto è stato gravemente ferito durante gli scontri, ed è stato ricoverato in ospedale. Molti altri agenti sono stati feriti dai manifestanti che hanno lanciato grandi massi contro le forze di sicurezza.

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 aree, tutte oggetto di dispute territoriali e causa di rivalità. Ad incrementare ulteriormente le tensioni tra i due Stati asiatici, le accuse dell’India al Pakistan in merito al sostegno fornito ai militanti separatisti nel Kashmir, smentito da Islamabad. Le tensioni hanno raggiunto l’apice il 2 agosto, dopo che le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato in Kashmir, pianificato, a loro avviso, dai militanti supportati dal Pakistan. Da qui, la decisione di isolare alcune aree del Kashmir indiano e di arrestare alcuni politici locali.

La situazione è precipitata quando il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione indiana del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il 21 agosto, nel corso delle proteste, 2 persone, tra cui un ufficiale di polizia e un ribelle armato, sono rimaste uccise in uno scontro a fuoco tra esercito e manifestanti.   

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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