L’Unione Africana revoca la sospensione del Sudan e dà il benvenuto al nuovo governo

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 12:23 in Africa Sudan

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L’Unione Africana ha deciso di revocare, dopo 3 mesi, la sospensione del Sudan dall’organizzazione regionale, in seguito alla costituzione del nuovo governo a base civile. La membership del Paese era stata congelata a giugno dopo la violenta repressione delle manifestazioni avvenute nella città di Khartoum, a inizio mese, dove circa 100 persone erano rimaste uccise. A quel tempo, le proteste contro il Consiglio militare di Transizione, che aveva preso il potere dopo la caduta dell’ex presidente Omar al-Bashir, erano all’ordine del giorno e le opposizioni, guidate dall’Alleanza delle Forze per la Libertà e il Cambiamento, chiedevano insistentemente lo scioglimento della giunta militare e la formazione di un esecutivo civile.

Dopo mesi di proteste, il 17 luglio le due parti hanno firmato uno storico accordo, convergendo sulla decisione di istituire un governo misto, civile e militare, della durata di 3 anni e 3 mesi, fino a future elezioni. Il 5 settembre, il nuovo primo ministro, Abdalla Hamdok, ha annunciato la creazione del nuovo esecutivo e ha dichiarato che i ministri sono intenzionati a stabilire un ambizioso programma nazionale che consenta la ristrutturazione dell’intero Stato sudanese. Il nuovo premier ha promesso dunque di riportare la stabilità a livello nazionale, di risolvere la crisi economica e di garantire una pace duratura.

In seguito all’annuncio di Hamdok, il Consiglio di pace e sicurezza dell’Unione Africana si è riunito ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, per votare la revoca della sospensione della membership al Sudan. Con un post pubblicato sulla sua pagina Twitter, l’organizzazione ha altresì garantito tutto il suo supporto al processo di ricostruzione nazionale e ha fatto sapere che mobiliterà tutta la comunità internazionale a favore della svolta democratica del Sudan. Il Ministero degli Esteri sudanese ha accolto con positività la notizia e ha dichiarato: “Sfrutteremo questa grande occasione per riaffermare il nostro impegno verso gli obiettivi e gli interessi dell’Unione Africana”.

Uno dei compiti principali del governo di transizione del Sudan, durante i primi 6 mesi del suo operato, sarà la definizione di un piano pacificatore mirato a sedare i conflitti tra i gruppi armati attivi nella parte meridionale e occidentale del Paese. Due importanti punti di dibattito sono poi il ruolo del Servizio di Intelligence Generale del Paese e quello delle Forze di Supporto Rapido (RSF), il più potente gruppo paramilitare sudanese. In base alla bozza della dichiarazione, i servizi segreti riporteranno direttamente al gabinetto di governo e al consiglio sovrano, organo che governerà il Paese nel periodo di transizione, mentre le RSF ricadranno nella giurisdizione del commando generale delle forze armate. I manifestanti hanno altresì ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta nazionale indipendente che indagherà sulla violenta repressione delle proteste in tutto il Paese, dopo la rimozione dell’ex presidente, Omar al-Bashir, l’11 aprile. Nello specifico ci sarà una “inchiesta trasparente e indipendente” sui fatti del 3 giugno nella capitale, Khartoum, che hanno causato la morte di più di 100 individui. 

Le manifestazioni in Sudan sono iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi hanno portato al rovesciamento del presidente al-Bashir.  Il leader sudanese è stato rimosso, dopo 30 anni al potere, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti nelle strade della capitale hanno continuato a protestare, per chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. Nonostante si sia più volte tentato di avviare un dialogo, i colloqui si sono sempre interrotti a causa di un mancato accordo sulla composizione del futuro governo. Durante le proteste, le forze armate continuano a mettere in pericolo la vita dei cittadini sudanesi. In tale contesto, gli analisti sostengono che la rivolta che ha rovesciato al-Bashir rischia di perdere gli obiettivi di libertà e democrazia che si prefiggeva di raggiungere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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