Libia: gli Emirati nuovamente sotto accusa

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 11:59 in Emirati Arabi Uniti Libia

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L’Alto Consiglio di Stato in Libia ha accusato gli Emirati Arabi Uniti di stare contribuendo ad alimentare ulteriormente il conflitto nel Paese.

Tale dichiarazione è giunta dopo che Abu Dhabi ha permesso al portavoce ufficiale delle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Ahmed Al-Mismari, di tenere una conferenza stampa ufficiale nel proprio Paese. Tale denuncia è giunta altresì dal Consiglio presidenziale del governo di Tripoli, il quale ha dichiarato che gli Emirati stanno assumendo una “posizione ostile”, evidenziando come siano schierati con i propri avversari.

Inoltre, a detta del Consiglio, il permesso concesso ad Al-Mismari dimostra che gli Emirati sono concordi nel rendere la propria capitale un centro mediatico per le forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar. È stato altresì aggiunto che tale comportamento rappresenta una chiara violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, nonché un lasciapassare per ulteriori crimini di guerra. Secondo quanto affermato, ci si aspetta che i Paesi sostenitori di Haftar indietreggino dalla propria posizione e mettano fine allo spargimento di sangue che sta interessando la Libia, con il fine di preservare la stabilità del Paese. Il generale a capo dell’LNA è stato descritto come un aggressore e chi lo appoggia, a detta del Consiglio, deve farsi carico di responsabilità legali.

Da parte sua, Al-Mismari ha tenuto una conferenza stampa ad Abu Dhabi, in cui sono stati presi in esame gli sviluppi degli attacchi condotti contro Tripoli. In particolare, è stato affermato che le forze dell’LNA vogliono continuare a dirigersi verso la capitale per sradicare “i terroristi”. Inoltre, a detta del portavoce di Haftar, le forze dell’Esercito Nazionale Libico stanno seguendo una road map che va oltre il semplice controllo di Tripoli ed include altresì il coinvolgimento in un dialogo nazionale e l’elaborazione di una carta costituzionale.

Gli ultimi scontri tra le forze di Haftar e quelle del governo di Tripoli risalgono a sabato 7 settembre. In particolare, 8 seguaci di Haftar e 6 membri dell’esercito tripolino sono morti in seguito a violenti scontri verificatisi a Sud della capitale Tripoli. Secondo quanto riferito dal corrispondente di Al-Jazeera in Libia, le ultime battaglie hanno consentito alle forze di Tripoli di avanzare verso gli assi di Al-Khala, Ain Zara e Al-Sabia, dopo aver distrutto munizioni della fazione opposta, tra cui vi erano altresì armi di provenienza emiratina. Inoltre, diversi uomini dell’LNA sono stati catturati all’interno dei confini del distretto di Tarhuna. Non da ultimo, nella giornata del 7 settembre, le forze del governo tripolino hanno condotto 7 sortite aeree, prendendo di mira le basi adibite al lancio degli aerei dell’LNA verso la capitale.

Tra gli ultimi scontri, il 6 settembre, le forze aeree del governo di Tripoli hanno condotto attacchi aerei, per mezzo di droni, contro la città libica di Tarhuna, situata a circa 90 km a Sud-Est della capitale Tripoli. Si è trattato di una risposta alla distruzione di un deposito di armi da parte delle forze di Haftar, situato al confine orientale della medesima città, avvenuta il giorno precedente, giovedì 5 settembre.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

In tale quadro, Egitto, Francia ed Emirati sono stati più volte considerati i principali sostenitori di Haftar nell’ambito dell’operazione contro la capitale Tripoli, attraverso la fornitura di veicoli da guerra aerei e armi di alta qualità. A tal proposito, l’8 luglio scorso, è stato dichiarato che l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti hanno reclutato militanti dal Sudan e da altri Paesi africani per supportare le forze armate di Haftar. Allo stesso tempo, Abu Dhabi, insieme a Parigi ed Il Cairo, è tra i 6 Paesi firmatari di una dichiarazione congiunta, rilasciata lo scorso 16 luglio, in cui è stata richiesta la fine immediata del conflitto in Libia e la cessazione delle ostilità a Tripoli, condannando ogni tentativo dei gruppi terroristici di approfittare del vuoto di potere nel Paese per prolungare i combattimenti.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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