Iran: una nuova escalation nel dossier sul nucleare

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 17:20 in Iran Medio Oriente

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L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha annunciato, lunedì 9 settembre, che l’Iran ha intrapreso l’installazione di sofisticate centrifughe che contribuiranno ad aumentare le scorte di uranio arricchito.

Tale mossa si inserisce nel nuovo piano iraniano, che prevede la riduzione dei propri adempimenti verso l’accordo sul nucleare del 2015. In particolare, il portavoce dell’Agenzia, Behrouz Kamalvandi, sabato 6 settembre, ha riferito che l’Iran ha già installato, o sta per installare, 22 centrifughe di tipo IR4 nel sito di Natanz. A queste si aggiungono un dispositivo di tipo IR5 e altre 30 di tipo IR6. Si tratta di tecnologie di tipo avanzato, adibite all’arricchimento dell’uranio, che consentiranno a Teheran di aumentare le proprie scorte in modo più rapido. Inoltre, a detta di Kamalvandi, ciò potrebbe consentire altresì all’Iran di produrre armi nucleari in tempi brevi, se lo si desiderasse.

Tale mossa giunge dopo che, domenica 8 settembre, il direttore dell’Agenzia energia nucleare di Teheran, Ali Akbar Salehi, insieme ad altri funzionari di Teheran, ha incontrato il direttore ad interim dell’AIEA, Cornel Feruta. Durante l’incontro è stato sottolineato che l’Europa non è riuscita a mantenere le proprie promesse e, pertanto, l’Iran agirà di conseguenza, riducendo gradualmente i propri adempimenti.

Dal canto suo, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che Teheran continuerà a cooperare con l’AIEA, sottolineando la necessità che l’agenzia mantenga professionalità e segretezza nei suoi rapporti con l’Iran. Tuttavia, Zarif ha difeso la decisione del proprio Paese di retrocedere dai propri impegni, in risposta al ritiro dall’accordo da parte degli Stati Uniti e la conseguente imposizione di sanzioni. “L’accordo di Vienna non è a senso unico” ha affermato il ministro.

Nella medesima cornice, l’ambasciatore e rappresentante permanente iraniano presso l’AIEA, Kazem Gharib Abadi, ha dichiarato che, l’8 settembre, l’Iran ha annunciato all’Agenzia che avrebbe installato le provette da centrifuga, in linea con due progetti di ricerca e sviluppo che interesseranno le centrifughe di tipo IR4 ed IRm2. Gharib Abadi ha altresì risposto ad alcune dichiarazioni del consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, circa la questione sul nucleare iraniano, affermando che gli USA stanno interferendo con il lavoro dell’AIEA.

L’ambasciatore iraniano ha affermato che “l’Agenzia non è affiliata con l’amministrazione statunitense” e, pertanto, Bolton non può decidere delle visite e dei controlli dei suoi funzionari. Inoltre, sono state altresì negate le accuse, di Washington, di attività nucleari “nascoste” da parte di Teheran. Tali accuse sono nate dopo che l’Iran non ha chiarito l’origine di alcune particelle di uranio ritrovate dall’Agenzia.

Secondo il sito web dell’AIEA, il protocollo aggiuntivo che Teheran minaccia di fermare non è un accordo autonomo, ma un accordo di salvaguardia che fornisce strumenti aggiuntivi per la supervisione del programma nucleare negli Stati che ne hanno preso parte. Tale protocollo aumenta significativamente la capacità dell’AIEA di verificare l’uso pacifico delle risorse nucleari dei Paesi firmatari.

L’escalation sulla questione del nucleare ha visto il suo apice lo scorso 6 settembre, quando Zarif ha inviato una lettera all’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, in cui veniva affermato che l’Iran aveva ufficialmente revocato tutte le restrizioni in materia di ricerca e sviluppo sul nucleare, compiendo un nuovo passo verso la riduzione dei propri adempimenti circa l’accordo sul nucleare del 2015.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Tra le clausole, ridurre per 15 anni la quantità delle centrifughe per l’arricchimento di uranio, oltre al limite di 300 kg per le riserve di uranio arricchito e la riconfigurazione di reattori come quello di Arak per la produzione di acqua pesante, affinché l’Iran non produca armi a base di plutonio.

Da parte europea si è cercato, a più riprese, di salvare l’accordo. Non da ultimo, il 2 settembre scorso, nel corso di una riunione tenutasi a Parigi con una delegazione iraniana, la Francia ha offerto all’Iran una linea di credito dal valore di 15 miliardi di dollari, in cambio del completo rispetto dell’accordo del nucleare. Nonostante l’opposizione da parte degli Stati Uniti, Parigi avrebbe voluto contribuire ad alleviare le conseguenze negative per l’economia iraniana, derivanti dall’imposizione delle sanzioni statunitensi, e garantendo entrate petrolifere. Tuttavia, anche di fronte alla decisione del 6 settembre, la Francia non ha escluso la possibilità di ulteriori negoziazioni. “La porta del dialogo è ancora aperta” ha affermato il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian.

Il 5 agosto scorso, Behrouz Kamalvandi aveva dichiarato che l’Iran aveva già ridotto in parte i propri adempimenti, mantenendo 130 tonnellate di acqua pesante e più di 300 kg di uranio arricchito. La prima fase di riduzione degli adempimenti ha visto il blocco dell’esportazione di acqua pesante e l’aumento della propria scorta di uranio arricchito a 300 kg. In un secondo momento, nello specifico il 7 gennaio 2019, l’Iran ha portato a termine una seconda fase della restrizione dei propri obblighi, innalzando l’arricchimento dell’uranio al 4.5 %, superando la soglia del 3.67 % stabilita precedentemente.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione