Il nuovo governo Conte e l’Unione Europea

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 21:15 in Il commento Italia

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Il nuovo governo Conte nasce in un momento delicato per l’Unione Europea, che deve fronteggiare una serie di forze esterne interessate alla sua disintegrazione. La prima forza è rappresentata da Trump, il quale esalta la brexit e vorrebbe che altri Paesi, come la Francia e l’Italia, seguissero l’esempio del Regno Unito. Nella visione strategica del presidente americano, che è una visione più “commerciale” che politica, gli Stati Uniti non hanno la forza per prendere il sopravvento economico su un gigante come l’Unione Europea, ma possono prevalere facilmente sugli Stati che decidono di correre da soli. La rabbia con cui Trump ha cercato di intimorire Mario Draghi, nel suo ruolo di presidente della Banca centrale europea, è l’esempio più chiaro. Una cosa è il potere del dollaro contro la lira italiana; altra cosa è il potere del dollaro contro l’euro. Il 18 giugno 2019, Trump ha accusato Draghi di ridurre il valore dell’euro rispetto al dollaro per rendere i prodotti europei più competitivi rispetto a quelli americani. Nel tweet, Trump ha ritratto l’Europa in una luce negativa, ponendola sullo stesso piano della Cina, che è un colosso mondiale. Se i 28 Paesi dell’Unione Europea sono temuti dalla più grande potenza del mondo, è utile che restino uniti giacché essere temuti dai potenti è segno di potenza. Va chiarito però che Trump rappresenta un’anomalia. I presidenti americani hanno sempre sostenuto il processo d’integrazione europea, per una ragione semplice da spiegare. Per due volte, in meno di trent’anni, la Germania e la Francia sono entrate in guerra e, per due volte, gli Stati Uniti sono dovuti intervenire in Europa per porre fine alla catastrofe. Gli americani hanno infatti partecipato alla prima guerra mondiale, dalla parte di Francia, Inghilterra e Italia,e poi alla seconda guerra mondiale, di nuovo al fianco di Francia e Inghilterra, ma contro l’Italia, che nel frattempo si era alleata con Hitler. Siccome gli Stati Uniti non volevano più mandare milioni di soldati a morire nelle guerre causate dalla rivalità tra i principali Stati europei, pensarono che il modo migliore per prevenire la terza guerra mondiale fosse quello di costruire un sistema europeo basato sull’alleanza tra Francia e Germania. Questo progetto, che ha trovato la sua sintesi più alta nella nascita dell’Unione Europea, ha funzionato meravigliosamente per gli Stati Uniti. Una nuova guerra tra Francia e Germania non soltanto avrebbe precipitato i soldati americani in un’altra carneficina, ma avrebbe spalancato le porte dell’Europa a un’invasione sovietica. In sintesi, il processo d’integrazione europea ha beneficiato gli americani, ampliando la loro quota di potere mondiale.   

Anche la Cina e la Russia hanno un interesse strategico nella dissoluzione dell’Unione Europea. Se l’Italia non facesse parte dell’Unione, non sarebbe costretta a imporre le sanzioni alla Russia per l’invasione della Crimea. Putin, come Trump, preferirebbe fronteggiare soltanto l’Ucraina, piuttosto che un’unione di 28 Paesi ricchi e potenti. Quanto alla Cina, il discorso non cambia. Pechino vuole penetrare commercialmente in Europa e troverebbe molto più facile perseguire il proprio obiettivo dovendo competere con una congerie di “staterelli” divisi e litigiosi. L’Unione Europea è una grande potenza potenziale temuta da tutte le grandi potenze reali. Ovviamente, l’idea di fuoriuscire dall’euro o dall’Unione Europea continuerà a presentare alcuni vantaggi illusori nel breve periodo. In epoca di crisi economica, l’idea di poter stampare moneta a profusione conquista sempre molti elettori, soprattutto tra le fasce meno abbienti. Tuttavia, non esiste mente strategica che possa realmente credere che, nel lungo periodo, un singolo Paese isolato sia più forte di 28 Paesi uniti ed alleati. Il fatto che un europeista come Paolo Gentiloni sia stato indicato come commissario europeo, mentre Boris Johnson continua a contorcersi nella brexit, lascia pensare che il momento più buio per l’Unione Europea sta forse passando. La crisi dei migranti è terminata e la brexit non è mai iniziata. La Commissione europea, troppo forte e compatta, domina i processi politici del Regno Unito. In più, il governo italiano ha perso la sua componente più anti-europeista. Se l’Italia è tornata ad amare l’Europa, l’auspicio è che l’Europa torni ad amare l’Italia che, con i suoi bilanci da far quadrare, ha più da chiedere che da dare.

Per gentile concessione del direttore del Messaggero.

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di Alessandro Orsini

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