Filippine: sventato un attentato kamikaze nel Sud del Paese

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 13:17 in Asia Filippine

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Una donna, sospettata di stare per attuare un attacco kamikaze, è stata uccisa nei pressi di una pattuglia dell’esercito, nel Sud delle Filippine, domenica 8 settembre. 

Se l’ipotesi che si trattasse di un’aspirante omicida-suicida, tale evento rappresenterebbe il quarto attentato nelle Filippine in 14 mesi. Questo sta aumentando i timori della profondità dell’influenza dello Stato Islamico nella regione, che è principalmente musulmana. Le autorità dell’esercito hanno riferito che le truppe di guardia, nell’arcipelago di Sulu, avevano avvisato alcuni colleghi della presenza di una donna che si aggirava in modo sospetto. Alcuni istanti dopo si è verificata un’esplosione, in cui la donna è deceduta. L’esplosione avrebbe potuto causare gravi perdite, ma l’intervento delle truppe a guardia del distacco ha scongiurato tale eventualità, secondo quanto riferito dal comandante della task force regionale, il generale generale Corleto Vinluan. Questi avevano aggiunto che un detonatore era stato trovato sulla scena.

Non ci sono ancora state rivendicazioni di responsabilità, ma l’esercito sospetta che il gruppo militante, noto come Abu Sayyaf, sia responsabile. L’arcipelago di Sulu è una roccaforte di Abu Sayyaf, un gruppo islamista militante radicale che ha giurato fedeltà allo Stato Islamico. L’organizzazione è nota per aver portato avanti atti di pirateria e numerosi rapimenti, al fine di richiedere un riscatto. Il presunto attentato si è verificato un giorno dopo che un’esplosione in un mercato pubblico nella stessa regione aveva ferito 8 persone. In tale occasione, lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’assalto, che aveva avuto luogo nella provincia di Sultan Kudarat. Il presidente filippino Rodrigo Duterte ha promesso di spazzare via Abu Sayyaf e ha intensificato le operazioni militari contro le roccaforti dell’organizzazione nel Paese. 

Si tratta dell’ultimo di una serie di attentati che si verificano in un clima di rinnovate tensioni nella regione meridionale delle Filippine, dei quali i precedenti sono tutti presumibilmente legati allo Stato Islamico. Venerdì 28 giugno, un’esplosione in una base militare nel sud del Paese aveva ucciso 3 soldati e ne aveva feriti altri 9. In tale occasione, l’attacco era avvenuto verso mezzogiorno nell’arcipelago di Sulu, afflitto dalla violenza islamista. In particolare, nella regione risulta particolarmente attivo il gruppo militante Abu Sayyaf, fedele allo Stato Islamico e noto anche per rapimenti e pirateria., Non c’era stata, però, alcuna rivendicazione di responsabilità.

Ad aprile, una bomba era esplosa ferendo 18 persone in un ristorante della medesima provincia, Sultan Kudarat, nella regione di Mindanao. Mindanao è agitata da violenze e fenomeni di contrabbando e banditismo, e gruppi armati si ribellano spesso alle autorità in un clima di povertà e instabilità. A inizio anno, durante la messa domenicale del 27 gennaio, sull’isola di Jolo, nelle Filippine meridionali, due bombe erano esplose davanti a una cattedrale, uccidendo almeno 20 persone e ferendone oltre 81. Militanti islamici sono operativi nel sud del Paese, in cui la religione predominante è il cattolicesimo; alcuni di essi hanno accertati legami con gruppi maggiori, in primis al-Qaeda e l’ISIS.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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