Elezioni a Israele: una lotta alla sopravvivenza di Netanyahu

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 10:56 in Israele Medio Oriente

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Sin dalla sua costituzione, Israele non ha mai assistito ad elezioni in cui fosse assente la questione del conflitto arabo- israeliano, come invece sta accadendo per la campagna in vista delle prossime elezioni, previste per il 17 settembre prossimo.

In particolare, secondo quanto affermato da Al-Araby Al-Jadeed, la campagna elettorale vede il primo ministro, Benjamin Netanyahu, contrapporsi ai propri avversari, rappresentati per lo più dal leader dell’alleanza politica Kahol Lavan, in italiano “Blu- Bianco”, Binyamin Gantz. Le prossime elezioni sembrano non rivolgersi a questioni militari o di sicurezza particolari ma hanno la forma di una “lotta alla sopravvivenza” per il premier in carica, considerando altresì che non vi sono particolari differenze tra le due parti circa la questione palestinese.

Per i rivali di Netanyahu, non vi è un piano alternativo per il conflitto arabo-israeliano e, alla luce della situazione attuale, bisognerebbe rafforzare gli insediamenti in Cisgiordania e far sì che la Valle del Giordano settentrionale rimanga sotto l’autorità israeliana. Inoltre, gli avversari in competizione si rifiutano di ritirarsi secondo i confini stabiliti nel 1967, così come da Gerusalemme Est, e si oppongono al ritorno dei rifugiati palestinesi.

Il premier israeliano, dal canto suo, passa dal parlare di un governo di unità nazionale con il proprio partito nazionalista liberale di destra, Likud, al proporre un governo di destra nazionale laico. Allo stesso tempo, la campagna elettorale di Netanyahu vede l’assenza della questione relativa alla corruzione. Il nuovo slogan è: “Non permetteremo loro di rubarci le elezioni”, con riferimento ai palestinesi residenti a Israele, i cui partiti sono accusati di aver truffato i risultati delle elezioni precedenti, del 9 aprile scorso, nei villaggi e nelle municipalità arabe. A detta di Netanyahu, ciò non ha consentito a Likud di ottenere almeno un seggio in più, impedendo la formazione del governo e dovendo indire nuove elezioni.

Le dichiarazioni del premier israeliano si basano su un caso che ha visto la presentazione di 140 denunce da parte del partico Likud, riguardanti il “furto di elezioni”. Tuttavia, le indagini hanno portato a confermare soltanto una delle accuse rivolte contro i partiti palestinesi. Per alcuni critici politici, l’obiettivo di Netanyahu, ora, è distrarre l’opinione pubblica da altre questioni, come il fenomeno della corruzione e della frode che l’hanno visto coinvolto in precedenza. A tal proposito, domenica 8 settembre, il primo ministro ha proposto una legge per installare telecamere nei seggi elettorali delle municipalità arabe. Tale mossa, per alcuni, rappresenta un ulteriore operazione attuata in un quadro di “lotta alla sopravvivenza”, che vede Netanyahu puntare ad ottenere il maggior numero di voti a proprio favore.

La decisione di indire nuove elezioni è stata approvata dal parlamento israeliano il 30 maggio scorso, dopo che Benjamin Netanyahu non era riuscito a formare una coalizione in grado di governare il Paese, nonostante il suo partito, Likud, insieme agli alleati di destra, avesse ottenuto la maggioranza dei seggi.

Negli ultimi mesi, il premier ha dovuto affrontare accuse di corruzione, frode e abuso d’ufficio. La precedente campagna di Netanyahu si era basata sulla linea dura nei confronti della resistenza palestinese e sui successi ottenuti nelle relazioni con i maggiori attori del panorama politico internazionale. In tale quadro, uno dei più importanti traguardi raggiunti durante il suo mandato è stato il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, avvenuta il 14 maggio 2018. Tale evento ha portato al riconoscimento della città come capitale di Israele, da parte degli Stati Uniti, nonostante la Città Santa goda di uno status internazionale, regolato da un piano di spartizione delle Nazioni Unite.

Un altro rilevante successo, per Israele, è stato il riconoscimento americano, avvenuto il 25 marzo, della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, conquistate alla Siria a seguito della vittoria della guerra arabo-israeliana del 1967. L’ultimo annuncio di Netanyahu, durante la precedente campagna elettorale, ha riguardato l’intenzione di annettere le colonie israeliane in Cisgiordania. Tale mossa è considerata illegale ai sensi del diritto internazionale.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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