Egitto: ergastolo per il leader più anziano della Fratellanza Musulmana

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 15:27 in Africa Egitto

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La Corte penale del Cairo ha condannato all’ergastolo 11 persone, incluso il leader dei Fratelli Musulmani, Mohammed Badie, con l’accusa di evasioni di massa durante le rivolte del 2011. Questa sarebbe solo l’ultima delle numerose sentenze emesse negli ultimi anni nei confronti del capo della Fratellanza Musulmana, considerata organizzazione terroristica dalle autorità egiziane. Quelle precedenti, tuttavia, erano state annullate dalla Corte di Cassazione, nel 2016, con una richiesta di revisione del processo. Badie, il leader più anziano dell’organizzazione, era stato arrestato al Cairo, il 20 agosto 2013, e detenuto per incitamento alla violenza e accuse di omicidio.

Nella stessa giornata, la Corte penale del Cairo ha anche condannato altri 8 individui a 15 anni di prigione per crimini simili. Le accuse contro l’ex presidente islamista Mohammed Morsi, morto durante un processo in tribunale il 17 giugno, sono state invece dichiarate decadute dalla Corte stessa.

Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani criticano ripetutamente le sentenze emesse dai tribunali della capitale e invitano le autorità ad assicurare scrupolosamente il rispetto delle norme sui processi equi. Nonostante le denunce avanzate da ONG impegnate in primo piano nel settore, come Amnesty International, le violazioni dei diritti umani e gli abusi di potere in Egitto continuano a preoccupare. Il governo, da parte sua, ha sempre negato le accuse e a livello internazionale gode del supporto di numerosi alleati, sia tra i Paesi arabi sia tra quelli occidentali, i quali lo considerano un baluardo contro la militanza islamista. Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, durante un incontro a margine del vertice del G7, il 25 agosto, ha sottolineato che Washington ed Il Cairo intrattengono ottime relazioni, basate sulla comprensione ed il rispetto reciproco e, pertanto, l’Egitto è pronto per continuare a collaborare. Da parte sua, il presidente americano Donald Trump ha affermato che Il Cairo ha mostrato di aver fatto progressi grazie alla presidenza di Al-Sisi e si è congratulato per i risultati raggiunti in diversi campi.

I disordini politici del 2011, che hanno portato al rovesciamento del regime di Hosni Mubarak, al potere da 29 anni, hanno messo in ginocchio l’economia dell’Egitto, mettendo in crisi il ramo del turismo, allontanando gli investitori stranieri e riducendo anche la produttività. Da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, il suo governo ha mostrato da subito il pugno di ferro, vietando le proteste non autorizzate e imprigionando migliaia di persone per reprimere massicciamente ogni forma di dissenso. L’ex capo dell’esercito ha condotto, durante tutto il suo mandato, un’ampia repressione che ha travolto islamisti e oppositori liberali. Almeno 60.000 persone sono state incarcerate, secondo i dati riportati dall’ONG Human Rights Watch. Al-Sisi ha negato di detenere prigionieri politici e i suoi sostenitori sostengono che le misure introdotte sono state necessarie per stabilizzare l’Egitto dopo la rivolta del 2011. Dalla cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, le autorità egiziane hanno iniziato a lanciare una dura repressione anche contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terrorista nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici. Per giustificare le sue azioni, Al-Sisi sostiene che le repressioni facciano parte della dura campagna per combattere il terrorismo nel Paese. Dopo una vita passata in prigione, l’ex presidente Morsi è deceduto qualche mese fa, il 17 giugno, a causa di un malore che lo ha colpito mentre veniva giudicato in Tribunale, davanti alla corte, per le accuse di spionaggio rivolte contro di lui fin dal 2013.    

Tra le diverse organizzazioni terroristiche attive in Egitto, la Fratellanza Musulmana è il movimento islamista più antico del Paese. È stato fondato nel 1928, ma ha rinunciato a qualsiasi uso della violenza negli anni ’70, per abbracciare ideali democratici, sebbene alcuni rami locali e diversi ex membri del gruppo siano stati coinvolti in operazioni terroristiche. Il movimento è stato bandito nel 2013 in seguito alla presa del potere dall’attuale leader egiziano al-Sisi, che ha lanciato una dura repressione contro la Fratellanza, dichiarata organizzazione terroristica nel dicembre di quell’anno. Il 30 aprile 2019 l’amministrazione del presidente americano Trump aveva dichiarato che stava spingendo per inserire la Fratellanza Musulmana nella lista delle organizzazioni terroristiche di Washington.

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Chiara Gentili

di Redazione

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