Brexit: Johnson in Irlanda, Parlamento sospeso e legge approvata

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 18:17 in Europa UK

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Mentre il premier inglese, Boris Johnson, era in Irlanda per cercare un compromesso con il suo omologo, Leo Varadkar, la Camera dei Lord ha reso noto di aver ricevuto l’approvazione della regina sull’ormai ex disegno di legge promosso dall’opposizione. Il tutto, nell’ultimo giorno di lavori del Parlamento prima della sospensione delle sue attività per circa un mese.

Il primo ministro inglese si è recato, lunedì 9 settembre, a Dublino per incontrare il suo omologo e cercare un compromesso sul backstop, la clausola sul confine tra Regno Unito e Irlanda. Sebbene il vertice sia stato commentato quale “positivo e costruttivo” da entrambi i leader, nella dichiarazione congiunta rilasciata al termine dell’incontro, è stato reso noto che “sono stati individuati alcuni punti di incontro”, ma ciò nonostante rimangono in essere profonde divergenze, motivo per cui i due premier non sono stati in grado di trovare un compromesso.

Nel frattempo, il partito di governo con sede a Downing Street ha confermato che le attività del Parlamento saranno sospese al termine della giornata di lunedì 9 settembre, per poi riprendere il prossimo 14 ottobre, quando si terrà il discorso della Regina e la presentazione del programma di governo. Nel corso dell’ultima giornata di lavori, i parlamentari saranno nuovamente chiamati a votare sulla mozione avanzata da Johnson in merito allo scioglimento delle Camere e l’ottenimento delle elezioni anticipate per il prossimo 15 ottobre. Tuttavia, essendosi l’opposizione allineata per contrastare la richiesta di Johnson, la BBC ha reso noto che è probabile che tale mozione non riceva l’approvazione, come già accaduto lo scorso 4 settembre.

Mentre Downing Street confermava la sospensione del Parlamento, la Camera dei Lord ha annunciato che il disegno di legge promosso da Johnson ha ricevuto l’approvazione della Regina, rendendo legge la proposta di rendere illegale l’uscita dall’Unione Europea senza un accordo con Bruxelles. Tale consenso era l’ultimo passaggio che si pone a completamento di un rapido iter legislativo, concluso in meno di una settimana. In base a quanto sancito dalla ormai approvata legge, il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

Prima ancora dell’approvazione di tale legge, il premier in carica aveva rivisto la sua strategia, dichiarando di avere ora in programma “incontrare l’UE il 17 ottobre, tornare in Regno Unito con un accordo e uscire dal blocco comunitario entro il 31 ottobre”, prendendo di fatto atto del disegno di legge portato avanti dal Parlamento, ma senza deludere le aspettative dei suoi elettori.

La Camera dei Comuni si era riunita, martedì 3 settembre, per la prima volta dopo la pausa estiva. Al termine della giornata, i parlamentari avevano votato a favore di una mozione contro il premier inglese, Boris Johnson, prendendo di fatto il controllo delle attività parlamentari. Il giorno successivo, la Camera dei Comuni aveva approvato la proposta di legge dell’opposizione, secondo cui l’uscita dall’UE senza un accordo era illegale. In risposta, Johnson aveva presentato un’ulteriore mozione, finalizzata allo scioglimento delle Camere e all’ottenimento delle elezioni anticipate per il 15 ottobre, a solo due giorni di distanza dall’incontro con l’UE. La mozione non era stata approvata, ma a Boris Johnson, era stata in seguito concessa una seconda opportunità per lunedì 9 settembre, giorno in cui verranno sospese le attività del Parlamento per circa un mese, prima del ritorno in aula per il discorso della Regina e la presentazione del programma di governo.

Il Regno Unito si trova nel mezzo di una crisi costituzionale interna e di una resa dei conti con l’UE poiché Johnson si è impegnato a lasciare il blocco in 66 giorni, entro il 31 ottobre, con o senza accordo, a meno che Bruxelles non accetti di rinegoziare l’uscita del Regno Unito. Il punto critico della trattativa è il backstop, una clausola che impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE. Il “backstop” era stato negoziato dall’ex premier, Theresa May, e prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. I legislatori inglesi hanno finora respinto per tre volte l’accordo di recesso concordato tra l’esecutivo e l’Unione Europea, approfondendo una crisi di tre anni che minaccia lo status della Gran Bretagna come uno dei principali centri finanziari del mondo e destinazione stabile degli investitori stranieri.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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