Albania: impeachment per Meta, “Ho annullato le elezioni per informazioni riservate”

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 17:11 in Albania Balcani

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In Albania si è tenuta, lunedì 9 settembre, una interrogazione parlamentare al capo di Stato, Ilir Meta, in stato di accusa per aver cancellato le elezioni amministrative dello scorso 30 giugno.

La messa in stato di accusa, o impeachment, è un fenomeno nuovo per la storia dell’Albania che, dall’inizio della democrazia, nel 1991, non aveva mai avuto ragioni per dubitare del rispetto della Costituzione da parte del suo presidente.

L’impeachment di Meta era stato portato avanti dal partito di governo, il Partito Socialista, il quale aveva recepito la cancellazione delle elezioni amministrative dello scorso 30 giugno quale abuso di potere. Dopo circa 2 ore di interrogazione parlamentare, tuttavia, la commissione d’inchiesta ha deciso di non sospendere le attività del capo di Stato, il quale rimarrà in carica fino alla fine del proprio mandato, nel 2022, per via di quanto rivelato dal presidente nel corso dell’interrogazione.

Nello specifico, secondo quanto riportato dal Tirana Times, il presidente dell’Albania ha rivelato alla commissione d’inchiesta aperta sul suo caso di aver cancellato le elezioni amministrative per via di informazioni riservate e segrete di cui era stato messo al corrente il giorno precedente il suo primo decreto presidenziale, rilasciato l’8 giugno.

In particolare, Meta ha dichiarato di essere stato allertato, il 7 giugno, da fonti affidabili in merito al piano di un gruppo di individui di incendiare il Parlamento di Tirana in occasione della manifestazione promossa dall’opposizione e pianificata per l’8 giugno. Tali informazioni erano state presentate al presidente dal Ministero dell’Interno, il quale aveva evidenziato il legame tra tale rischio e i numerosi tentativi di destabilizzazione del Paese che colpivano l’Albania da diversi mesi.

Viste le informazioni in suo possesso, Meta ha reso noto di aver messo al corrente anche il leader dell’opposizione, Luzlim Basha, al quale aveva annunciato che qualora si fosse concretizzato “un tale evento in grado di causare conseguenze per le vite dei cittadini e di distruggere l’immagine del Paese”, la responsabilità “sarebbe stata interamente dell’opposizione”.

È dal 16 febbraio che l’Albania è colpita da una serie di proteste che chiedono le dimissioni del governo e la consegna del potere a un governo tecnico nell’attesa di giungere a nuove elezioni. Le elezioni erano state inizialmente previste per il 30 giugno, ma l’8 giugno il capo di Stato aveva rilasciato un decreto presidenziale che annullava la data della convocazione della competizione elettorale. Lunedì 24 giugno, il Collegio elettorale albanese aveva bocciato il decreto presidenziale, ma il giorno dopo, il 25 giugno, Meta aveva rilasciato un comunicato ufficiale in cui si leggeva che il 30 giugno non ci sarebbe stata alcuna votazione.

Il 30 giugno, le elezioni si sono tenute, seppur non riconosciute dal governo, e su 3.5 milioni di albanesi, solo il 20% si è recato alle urne. A partire da quel momento, l’Albania è stata caratterizzata da crescente instabilità politica e tensioni sociali, fattori che, secondo Meta, sono “ulteriori dimostrazioni del fatto che il 30 giugno non vi sia stata alcuna competizione elettorale”.

Nel frattempo, il presidente albanese ha reso noto che le elezioni si terranno il prossimo 13 ottobre. In seduta di interrogazione parlamentare, il 9 settembre, Meta ha reso noto che tale data, scelta durante la crisi dello scorso giugno, è scaturita da una serie di incontri con le varie forze politiche e che è stata scelta al fine di garantire un elevato tasso di partecipazione popolare al voto.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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