Afghanistan: talebani condannano la decisione USA di sospendere i colloqui

Pubblicato il 9 settembre 2019 alle 9:03 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno condannato la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di sospendere i colloqui con il gruppo, a seguito dell’attentato a Kabul che ha causato la morte di un soldato USA. 

“Il presidente Trump ha annunciato la sospensione dei negoziati, ma questo non danneggerà nessun altro se non gli stessi americani”, ha riferito il gruppo in una nota, rilasciata domenica 8 settembre. Sabato 7 settembre, con una serie di tweet, Trump ha annunciato di aver annullato gli incontri programmati con i rappresentanti talibani e il presidente afghano, Ashraf Ghani, a Camp David, nello stato del Maryland. La decisione del presidente USA è arrivata a seguito di un attacco effettuato dai talebani a Kabul, il 5 settembrem in cui 12 persone, tra cui 1 soldato americano, sono state uccise. Allo stesso tempo, Trump ha anche annullato i negoziati che erano in corso in Qatar tra le due parti.

In risposta, i talebani hanno affermato che la fine dei colloqui “comporta maggiori perdite per gli Stati Uniti” e determina un “danno alla credibilità” e “mostra la loro posizione anti-pace in modo chiaro”. “La nostra lotta, negli ultimi 18 anni, continuerà fino a quando l’occupazione straniera non sarà terminata e agli afgani verrà data la possibilità di vivere tramite le proprie scelte”, si legge nella nota diffusa dal gruppo. I talebani hanno poi aggiunto che la squadra negoziale degli Stati Uniti era “contenta dei progressi fatti finora” a Doha e che i colloqui si sono svolti “in una buona atmosfera”. “Abbiamo avuto proficue discussioni con la squadra negoziale degli Stati Uniti e l’accordo è stato concluso”, continua la nota. “La delegazione americana è stata felice dell’esito dei colloqui fino a ieri. Entrambe le parti si stavano preparando per l’annuncio e la firma dell’accordo”, conclude il documento. 

I talebani hanno comunicato che le due parti avevano anche deciso che il 23 settembre avrebbe avuto inizio un nuovo ciclo di colloqui inter-afgani, nella speranza di annunciare un raggiunto accordo con gli Stati Uniti, prima di quella data. L’Afghanistan è scosso da un’ondata di violenze, nonostante gli Stati Uniti e i talebani abbiano raggiunto un accordo “in linea di principio” che vedrebbe il Pentagono ritirare migliaia di truppe dall’Afghanistan, in cambio di alcune promesse relative al mantenimento della sicurezza da parte dei talebani. Tuttavia, i continui attentati suggeriscono che i militanti islamici non abbiano intenzione di collaborare con il governo afghano, che considerano un usurpatore e un burattino nelle mani delle potenze occidentali. “La pace con un gruppo che sta ancora uccidendo persone innocenti non ha senso”, ha dichiarato il presidente afghano, Ashraf Ghani, in una nota.

Nonostante la situazione, il principale negoziatore americano per la pace in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha dichiarato le truppe statunitensi potrebbero lasciare 5 basi militari in Afghanistan entro 135 giorni dalla firma dell’accordo. Mercoledì 4 settembre, il governo afghano aveva espresso alcuni dubbi sulla possibile intesa, affermando che i funzionari hanno bisogno di maggiori informazioni sui rischi che questo comporterebbe. Al momento, ci sono circa 14.000 truppe statunitensi in Afghanistan, dispiegate in varie basi in tutto il Paese. Khalilzad dovrebbe incontrare i funzionari afgani e della NATO per spiegare il progetto di accordo, che dovrà, tuttavia, essere approvato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, prima che possa essere firmato.

La situazione in Afghanistan è caratterizzata da una profonda instabilità. Alcuni credono che un accordo tra talebani e Stati Uniti possa garantire un miglioramento, nonostante le continue violenze. L’intesa dovrebbe essere accompagnata dal ritiro delle truppe americane. Tuttavia, Donald Trump aveva dichiarato che l’esercito USA sarebbe rimasto in Afganistan, il 29 agosto, almeno con il suo intelligence. La decisione giungeva, probabilmente, in risposta a quanto rivelato dai talebani, lunedì 26 agosto, quando questi avevano dichiarato che il raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti non avrebbe fermato l’insorgenza dei militanti contro il governo dell’Afghanistan, sostenuto da Washington, ma che al contrario i talebani avrebbero continuato “la loro lotta contro il governo afghano, per rovesciarlo e assumere il potere con la forza”.  

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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