USA minacciano di inserire nella lista nera chiunque entri in contatto con la petroliera iraniana

Pubblicato il 8 settembre 2019 alle 6:34 in Iran USA e Canada

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Il Dipartimento del Tesoro americano ha avvertito che chiunque aiuti le imbarcazioni iraniane, inserite nella lista nera di Washington, a rifornirsi, in qualunque parte del mondo, incorrerà nelle stesse sanzioni e finirà nello stesso elenco.

La petroliera iraniana Adrian Darya, precedentemente conosciuta con il nome di Grace 1, da tempo al centro di un duro confronto tra Washington e Teheran, è stata inserita nella temuta lista americana il 30 agosto. In seguito a questa decisione, gli Stati Uniti hanno poi specificato che il trattamento varrà anche nei confronti di chiunque presti assistenza alle navi iraniane, perché ciò significherebbe supportare un gruppo terroristico, ovvero il Corpo iraniano delle Guardie della Rivoluzione islamica. Il Dipartimento americano, insieme a questa dichiarazione, ha altresì specificato che le consegne di petrolio alla Siria, da parte dell’imbarcazione di Teheran, rappresentano una presa di posizione a favore del presidente siriano Bashar al-Assad.

In particolare, l’Ufficio del Tesoro sul controllo dei capitali stranieri (OFAC) ha affermato che “il bunkeraggio (rifornimento di combustibile) di un’imbarcazione iraniana identificata come una proprietà bloccata e i relativi pagamenti concernenti questo servizio rischiano di essere sottoposti a sanzioni”. La mossa simboleggia le intenzioni dell’amministrazione del presidente americano Donald Trump di applicare le cosiddette sanzioni secondarie, ovvero le sanzioni contro entità di Paesi terzi, nei confronti di chiunque intrattenga qualsiasi tipo di rapporto con le petroliere iraniane o le altre imbarcazioni di Teheran inserite nella lista nera di Washington. L’OFAC ha anche chiarito che chiunque contribuisca a rifornire una nave iraniana che trasporti prodotti agricoli, cibo o medicine verso l’Iran non sarà soggetto a sanzioni, a meno che le transazioni non riguardino persone già inserite nella lista nera americana.

L’ex petroliera Grace 1 era stata bloccata dalla Gran Bretagna nei pressi di Gibilterra, il 4 luglio scorso, in seguito al sospetto che stesse trasportando petrolio iraniano in Siria, in violazione delle sanzioni dell’Unione Europea. Successivamente l’imbarcazione, con il nuovo nome di Adrian Darya, era stata rilasciata, a metà agosto, con l’assicurazione iraniana che la nave non si sarebbe diretta verso la Siria. Tuttavia, la petroliera naviga nel Mediterraneo fin dal suo rilascio e sembra che il 2 settembre abbia sospeso il proprio sistema di localizzazione. Ciò ha indotto a sospettare che potrebbe nuovamente salpare verso le coste siriane.

È del 16 agosto scorso il mandato di confisca della petroliera iraniana da parte statunitense, in cui veniva denunciata sia l’effettiva violazione delle sanzioni europee sia il legame con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, designato dagli USA come organizzazione terroristica. Da parte sua, Gibilterra aveva respinto la richiesta di Washington, consentendo a Grace 1 di salpare. In risposta alle accuse degli USA, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, aveva affermato che le dichiarazioni statunitensi sulla petroliera iraniana “minacciano la navigazione internazionale”, e il rilascio di Gibilterra è giunto dopo “sforzi diplomatici e legali produttivi”.

La petroliera Adrian Darya, ex Grace 1, è divenuta motivo di tensione nelle ultime settimane, inasprendo maggiormente la crisi tra Iran e Occidente, a sua volta collegata a contrasti diplomatici con le principali potenze dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’area al centro di tali tensioni è il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz. In tale quadro, l’Iran ha ripreso l’arricchimento dell’uranio oltre i limiti consentiti dall’accordo sul nucleare del 2015. Il presidente della Casa Bianca, Donald Trump, si è ritirato da tale intesa unilateralmente, l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti. Di fronte alla proposta statunitense di istituire una coalizione nelle acque del Golfo, il portavoce iraniano ha dichiarato che questa aumenterebbe ulteriormente le tensioni, in quanto l’Iran e i Paesi della regione sono coloro che possono garantire la propria sicurezza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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