Trump cancella trattative di pace con talebani dopo attacco a Kabul

Pubblicato il 8 settembre 2019 alle 11:40 in Afghanistan USA e Canada

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Il presidente americano, Donald Trump, ha reso noto di aver cancellato trattative di pace con i leader talebani dopo che il gruppo islamista ha rivendicato un attacco nella capitale afghana, Kabul, nel quale sono morte 12 persone, tra cui un soldato statunitense.

Sabato 7 settembre, Trump ha rivelato che, per la giornata di domenica 8 settembre, era previsto un incontro segreto con i “principali leader” dei talebani presso un edificio presidenziale a Camp David, nel Maryland, e in tale occasione egli aveva anche pianificato di incontrare il presidente afghano, Ashraf Ghani. Tuttavia, il capo della Casa Bianca ha immediatamente revocato la riunione, una volta appurato che il gruppo islamista è responsabile dell’attacco kamikaze con ordigno esplosivo del 5 settembre. In tale aggressione, è morto il sergente americano Elis A. Barreto Ortiz, di 34 anni, portando il bilancio dei soldati USA uccisi in Afghanistan nel 2019 a 16.

“Se non riescono ad accordarsi su un cessate-il-fuoco durante queste importanti trattative di pace, e anzi ucciderebbero persino 12 persone innocenti, allora probabilmente non hanno il potere per negoziare un accordo significativo in ogni modo”, ha scritto Trump su Twitter. Da parte dei talebani non vi è stata alcuna reazione immediata, ma sembra che la decisione americana li abbia presi alla sprovvista, in quanto poche ore prima del dietrofront di Trump, un importante leader del gruppo, al corrente delle trattative a Doha, in Qatar, con i funzionari USA, tra cui l’inviato speciale per la pace Zalmay Khalilzad e il negoziatore a capo dei talebani, Mullah Abdul Ghani Baradar, aveva commentato che l’accordo di pace appariva a tutti gli effetti concluso.

Il governo afghano, escluso dai negoziati per espresso volere dei talebani, sembra sempre più scettico in merito all’effettiva efficienza di una tregua, in particolar modo qualora le truppe americane lasciassero il Paese. A questo proposito, il presidente afghano, Ashraf Ghani, dopo aver definito “insensate” le trattative alla luce dell’ultimo attentato, ha commentato la revoca della riunione segreta ai vertici affermando che una vera pace nel Paese sarà possibile solo quando i talebani cesseranno le violenze e acconsentiranno a intrattenere negoziati diretti con le autorità afghane.

Anche tra le stesse fila dei talebani sembrano esserci dubbi sulla fattibilità dell’accordo, in quanto una crescente parte del gruppo si sta opponendo al trattato. “Non chiedetemi come rendere effettivo l’accordo di pace”, ha affermato un funzionario talebano durante le trattative.

Sabato 7 settembre, il generale della marina americana Kenneth McKenzie, capo del Commando Centrale e sovrintendente delle truppe nella regione, ha reso visita al vicino Pakistan, dove molti militanti talebani sono stanziati, e ha colto l’occasione per criticare il recente picco di violenze da parte del gruppo. “È particolarmente infruttuoso in questo momento nella storia dell’Afghanistan che i talebani aumentino le violenze”, ha spiegato McKenzie, aggiungendo che se l’intenzione è quella di stipulare un accordo di pace, allora “tutte le parti dovrebbero essere impegnate verso una eventuale soluzione politica” la quale, a sua volta, dovrebbe condurre a una riduzione della violenza. Sabato, McKenzie ha incontrato anche alcuni importanti generali pakistani, e altri ne deve incontrare, da agenda, domenica. Il generale americano ha lodato il Pakistan per il suo sostegno agli sforzi verso la pace in Afghanistan, ricordando che “molti pakistani sono stati uccisi da attacchi dei militanti” nella regione, e che, a suo dire, anche il Pakistan beneficerebbe grandemente di una situazione stabile nel vicino Afghanistan.

Un diplomatico dei Paesi occidentali presente a Kabul ha dato voce a un pensiero comune a molti commentando la situazione nei seguenti termini: “I leader dei talebani devono mostrare di poter porre fine agli attacchi, altrimenti qual è il punto nell’intrattenere lunghi negoziati con Baradar?”.

Mullah Abdul Ghani Beradar, chiamato anche Mullah Beradar Akhund o Mullah Brother, è un cofondatore del movimento talebano in Afghanistan.

L’Afghanistan è, da decenni, caratterizzato da profonda instabilità e un accordo tra talebani e Stati Uniti potrebbe garantire un miglioramento della situazione, nonostante le continue violenze. Questo, tuttavia, dovrebbe essere accompagnato dal ritiro delle truppe americane. Donald Trump aveva, però, dichiarato che l’esercito USA rimarrà in Afghanistan, il 29 agosto. La decisione giunge, probabilmente, in risposta a quanto rivelato dai talebani, lunedì 26 agosto, quando questi avevano dichiarato che il raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti non avrebbe fermato l’insorgenza dei militanti contro il governo dell’Afghanistan, sostenuto da Washington, ma che al contrario i talebani avrebbero continuato “la loro lotta contro il governo afghano, per rovesciarlo e assumere il potere con la forza”. 

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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