Iran: UE ha fallito nel rispettare accordo sul nucleare, aumenteremo arricchimento uranio

Pubblicato il 8 settembre 2019 alle 13:12 in Europa Iran

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Il capo del programma nucleare iraniano ha affermato che i Paesi europei firmatari del trattato sul nucleare del 2015 hanno fallito nel tener fede ai loro impegni, all’indomani dell’annuncio di Teheran di un ulteriore violazione dei limiti imposti alla sua attività nucleare in base al medesimo patto.

Domenica 8 settembre, Ali Akbar Salehi, direttore dell’agenzia dell’energia nucleare di Teheran, in chiusura di un incontro tenutosi nella capitale iraniana con l’attuale presidente dell’ente di monitoraggio nucleare dell’ONU (IAEA), Cornel Feruta, ha annunciato: “Purtroppo le parti europee hanno fallito nel mantenere le loro promesse… L’accordo non è a senso unico, e l’Iran agirà di conseguenza come abbiamo fatto finora, scalando gradualmente il nostro impegno. L’Iran continuerà a ridurre i suoi impegni nel nucleare finché le altre parti falliranno nel mantenere i propri”. Feruta incontrerà, da agenda, anche il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, e altri funzionari del Paese mediorientale.

Il Gruppo di Governatori delle 35 nazioni facenti parte dell’IAEA discuterà il comportamento dell’Iran durante una serie di incontri che avranno inizio lunedì 9 settembre.

Sempre domenica, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves le Drian, ha commentato le mosse iraniane nei seguenti termini: “Le azioni che hanno intrapreso sono negative, ma non definitive. Possono tornare sulla loro strada e la strada del dialogo è ancora aperta”.

Il 6 settembre, il governo di Teheran aveva reso noto di aver compiuto un nuovo passo verso la riduzione dei propri adempimenti circa l’accordo sul nucleare del 2015. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva inviato una lettera all’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, in cui spiegava che l’Iran avrebbe ufficialmente revocato tutte le restrizioni in materia di ricerca e sviluppo sul nucleare. Sabato 7 settembre, un portavoce dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Behrouz Kamalundi, ha tenuto una conferenza stampa per delineare i dettagli della terza fase di riduzione degli obblighi iraniani; essa include lo sviluppo di centrifughe per l’arricchimento di uranio. Nella medesima occasione, Teheran ha annunciato di voler aumentare il livello di arricchimento dell’uranio oltre la soglia del 20% relativa alla purezza della materia fissile.

Nel mese di luglio, gli ispettori IAEA avevano notato che Teheran aveva raggiunto livelli di purezza di arricchimento del 4,5%, ossia superiori al tetto massimo del 3,7% accettati, in base all’accordo del 2015, per la generazione di energia ad uso civile. Superata la soglia del 90% di arricchimento dell’uranio, il Paese potrebbe destinare il programma nucleare alla messa a punto di una bomba atomica.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Tra le clausole, ridurre per 15 anni la quantità delle centrifughe per l’arricchimento di uranio, oltre al limite di 300 kg per le riserve di uranio arricchito e la riconfigurazione di reattori come quello di Arak per la produzione di acqua pesante, affinché l’Iran non produca armi a base di plutonio.

L’8 maggio 2018, il presidente degli USA, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare ed ha imposto nuovamente sanzioni contro Teheran. Tale mossa ha avuto come conseguenza un inasprimento delle tensioni tra i due Paesi, anche a causa degli eventuali danni all’economia iraniana.

Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, in un discorso televisivo del 4 settembre, aveva già annunciato l’avvio della terza fase del ritiro dall’accordo. In particolare, il presidente aveva affermato di aver ordinato la revoca di qualsiasi restrizione alla ricerca e allo sviluppo sul nucleare. Tale richiesta era rivolta all’Organizzazione iraniana per l’energia nucleare, chiedendole di adottare tutte le misure necessarie in termini di ricerca e sviluppo e di venir meno agli adempimenti stabiliti in precedenza.

Il 4 settembre, Trump ha, invece, affermato che l’Iran è stato “ucciso” economicamente e cerca di risolvere i suoi problemi, rivelando altresì che Teheran vuole negoziare e raggiungere un accordo. Per il capo della Casa Bianca, l’Iran ha vissuto l’anno peggiore negli ultimi 50 anni. Tuttavia, le proprie sanzioni contro il Paese non saranno revocate. Circa la possibilità di incontrare Rouhani durante i prossimi incontri dell’Assemblea Generale della Nazioni Unite, Trump ha affermato: “Tutto è possibile”.

Inizialmente, l’Iran si era detto ottimista nel raggiungere un accordo con l’Europa, in grado di preservare l’economia del Paese. A tal proposito, il portavoce del governo iraniano, Ali Rabie, aveva dichiarato che vi era stato un avvicinamento tra Teheran e Parigi, volto a far convergere gli obblighi sia da parte europea sia iraniana.  Tuttavia, nonostante i tentativi di Parigi, Hassan Rouhani aveva già affermato, martedì 3 settembre, che nei giorni successivi l’Iran avrebbe potuto comunque ridurre i propri impegni verso l’accordo sul nucleare.

Il 5 agosto scorso, il portavoce dell’Agenzia Iraniana per l’Energia Atomica, Behrouz Kamalvandi, aveva dichiarato che l’Iran aveva già ridotto in parte i propri adempimenti, mantenendo 130 tonnellate di acqua pesante e più di 300 kg di uranio arricchito. La prima fase di riduzione degli adempimenti ha visto il blocco dell’esportazione di acqua pesante e l’aumento della propria scorta di uranio arricchito a 300 kg. In un secondo momento, nello specifico il 7 gennaio 2019, l’Iran ha portato a termine una seconda fase della restrizione dei propri obblighi, innalzando l’arricchimento dell’uranio al 4.5 %, superando la soglia del 3.67 % stabilita precedentemente.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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