Immigrazione, UE: possibile proroga per l’Operazione Sophia

Pubblicato il 7 settembre 2019 alle 6:26 in Europa Immigrazione

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Il Comitato politico e di sicurezza dell’UE (COPS) potrebbe decidere di approvare una nuova estensione dell’Operazione Sophia, la missione europea finalizzata al contrasto al traffico di esseri umani nel Mediterraneo.

È quanto rilevato, venerdì 6 settembre, da ANSAmed, che ha altresì aggiunto che alcune fonti vicine a Bruxelles hanno rivelato che il COPS abbia preso in considerazione di prorogare la scadenza della missione, attualmente prevista per il 30 settembre, a seguito di una riunione preliminare sui dossier elaborati dai membri dell’Operazione.

L’Operazione Sophia, formalmente nota con il nome di European Union Naval Force in the South Central Mediterranean (EUNAVFOR Med), è stata lanciata il 22 giugno 2015 dall’Unione Europea, con lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Nello specifico, l’obiettivo della missione è quello di “identificare, sequestrare e disporre dei mezzi utilizzati, o sospettati di essere utilizzati, dai trafficanti di migranti, al fine di fornire un contributo agli sforzi europei finalizzati alla distruzione del modello operativo delle reti di trafficanti del Mediterraneo centromeridionale e prevenire ulteriori perdite di vite umane in mare”. Alla missione partecipano 26 Paesi su 28, ad esclusione di Belgio e Danimarca. 

L’Operazione è strutturata in 4 fasi. La prima consiste nell’impiego di forze finalizzate all’inquadramento e alla comprensione delle pratiche e metodi della tratta dei migranti. Questa fase risulta completata. La seconda consiste invece nella ricerca e nel sequestro delle imbarcazioni utilizzate dai trafficanti. La terza fase fa riferimento alle misure che gli Stati costieri potranno impiegare al loro interno contro le imbarcazioni e i mezzi utilizzati per il traffico di migranti. Infine, l’Operazione Sophia prevede il ritiro delle forze impiegate e il completamento della missione. A decretare la fattibilità del passaggio da una fase all’altra è il Consiglio europeo.

La chiusura dei porti italiani alle imbarcazioni delle ONG e delle missioni europee, portata avanti dall’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al momento della sua nomina, avvenuta il primo giugno scorso, aveva portato alla negoziazione di un nuovo accordo sull’operazione Sophia dell’Unione Europea. Il nuovo accordo non prevedeva più l’utilizzo di navi, ma una serie di pattuglie aeree e un più stretto coordinamento con la Libia.

La privazione dell’Operazione Sophia del suo assetto navale è derivato, secondo quanto ricostruito da ANSAmed, dai contrasti tra i membri dell’Unione Europea in materia di ridistribuzione dei migranti. Tale questione, secondo quanto riportato, è poco probabile che venga risolta prima della scadenza della missione. Tuttavia, secondo quanto dichiarato da un portavoce della Commissione europea, le “discussioni in ambito COPS sono iniziate”, motivo per cui gli Stati membri dell’Unione, nonché dell’Operazione Sophia, saranno in grado di “prendere una decisione” in merito alle sorti della missione prima della data prevista per la sua scadenza.

Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dall’1 gennaio al 4 settembre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 66.794, di cui 53.916 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 909. I Paesi europei maggiormente colpiti dal fenomeno migratorio sono la Grecia, la Spagna, Cipro, l’Italia e Malta. In particolare, dall’1 gennaio al 28 agosto 2019, sono giunti 33.117 migranti in Grecia, 19.342 in Spagna, 5.193 a Cipro, 5.624 in Italia e 2.245 a Malta. Paragonando i dati alle cifre totali riguardanti lo stesso periodo del 2018, gli arrivi sono diminuiti del 25.6%.   

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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