Etiopia: 2 cooperanti uccisi in un agguato

Pubblicato il 7 settembre 2019 alle 6:11 in Africa Etiopia

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Alcuni criminali non identificati hanno ucciso 2 cooperanti dell’organizzazione Action Against Hunger mentre tornavano in un campo profughi, nell’Etiopia occidentale, in prossimità del confine con il Sud Sudan. La notizia è stata diffusa sia dallo staff del gruppo sia da un’agenzia dell’ONU presente sul campo, le quali hanno specificato che l’attacco è avvenuto nella regione di Gambella, dove le due vittime avevano lasciato un centro di nutrizione infantile per dirigersi verso il campo per i rifugiati di Nguenyyiel.

“I membri del team erano di ritorno dal nostro centro pediatrico per la nutrizione infantile, attivo 24 ore su 24, e si stavano muovendo verso il campo profughi di Nguenyyiel quando sono stati catturati in un’imboscata da alcuni uomini armati”, ha detto Action Against Hunger in una nota. “Due impiegati sono stati uccisi sul posto. Action Against Hunger ha sospeso le attività a Gambella, ma sta mantenendo la fornitura di assistenza di prima necessità”, ha chiarito il gruppo. “Sono sicuro che le autorità etiopi arresteranno e porteranno a processo i responsabili dell’attacco”, ha detto il Coordinatore umanitario dell’ONU in Etiopia, Steven Were. Le autorità etiopi non hanno ancora rilasciato alcun commento in merito all’accaduto.

Il campo di Nguenyyiel ospita circa 74.000 rifugiati del Sud Sudan, secondo i dati dell’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione di rifugiati e richiedenti asilo. Questi sono solo una parte degli oltre 2.3 milioni di sud sudanesi che hanno lasciato le loro case nel 2013 a causa della dilagante guerra civile, esplosa solo 2 anni dopo l’indipendenza dal Sudan e nata dalla contrapposizione tra i sostenitori del presidente Salva Kiir e quelli del suo ex vicepresidente Riek Machar. La guerra ha causato la morte di circa 400.000 persone e ha paralizzato la produzione di petrolio, principale fonte di guadagno del Paese.

Tali eventi mettono in evidenza quanto ancora siano forti e durature le instabilità in alcune parti del Paese africano, nonostante l’operato del premier riformista Abiy Ahmed. Il 2 aprile 2019 si era concluso il suo primo anno di mandato. Il primo ministro attuale è il leader più giovane del continente africano. Nell’arco di 12 mesi, Ahmed è stato promotore di una serie di riforme sociali, economiche e di sicurezza che hanno portato sia a una svolta nella politica interna ed estera del Paese, il più popoloso dell’Africa dopo la Nigeria, sia a un nuovo equilibrio diplomatico nel Corno d’Africa. La sua azione riformatrice è talmente determinata che l’Etiopia sembra essere a un bivio tra dittatura e democrazia. 

Il 22 giugno il Paese ha anche subito un tentativo di colpo di Stato. Questo si è verificato a Bahir Dar, capitale dello Stato di Amhara, nel Nord del Paese. I cospiratori avevano intenzione di rovesciare il capo del governo regionale, Ambachew Mekonnen, che di fatto è rimasto ucciso nel fallito colpo di Stato insieme a un suo consigliere. Oltre a loro, hanno perso la vita anche il Generale etiope Seare Mekonnen, Capo di Stato maggiore dell’esercito, ucciso da un proiettile sparato dalla sua guardia del corpo, e un altro ufficiale in pensione. Il 24 giugno, le autorità di Addis Abeba hanno rivelato che l’organizzatore del golpe, il generale Asamnew Tsige, era stato eliminato dalle forze di sicurezza etiopi. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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