Yemen: l’Arabia Saudita sostiene il presidente Hadi

Pubblicato il 6 settembre 2019 alle 12:19 in Arabia Saudita Yemen

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Il governo yemenita legittimo, presieduto da Rabbu Mansour Hadi, venerdì 6 settembre, ha accolto con favore il comunicato dell’Arabia Saudita relativo agli sviluppi di Aden, esprimendo la sua piena disponibilità ad attuare quanto richiesto.

In particolare, il governo yemenita ha apprezzato la posizione saudita, contraria all’escalation di violenza che ha interessato, nelle ultime settimane, le province del Sud dello Yemen. L’esecutivo ha messo in luce gli sforzi profusi dal Regno per provare a porre un freno alla situazione destabilizzante e far sì che gli obiettivi della coalizione, attiva nella lotta contro i ribelli sciiti Houthi, non vengano compromessi.

Per l’Arabia Saudita risulta di fondamentale importanza ripristinare le istituzioni del governo e le proprie postazioni, soprattutto ad Aden, capitale provvisoria e sede governativa dello Yemen. Il Regno ha affermato di aver seguito gli sviluppi della situazione del Sud del Paese e di essere preoccupata per quanto accaduto, ribadendo il proprio rifiuto verso qualsiasi escalation militare o battaglie secondarie, che potrebbero avvantaggiare le milizie Houthi e le altre organizzazioni terroristiche come l’ISIS e al-Qaeda.

Inoltre, l’Arabia Saudita si è detta pronta a continuare a sostenere il governo legittimo presieduto da Hadi, con l’obiettivo di salvaguardare il Paese ed il suo popolo. In particolare, a detta di Riad, qualsiasi tentativo volto a destabilizzare lo Yemen costituisce una minaccia per la sicurezza e la stabilità dell’Arabia Saudita e dell’intera regione. Pertanto, è stata evidenziata la necessità impellente di sedersi al tavolo dei negoziati, attraverso un incontro che si terrà presumibilmente nella città saudita di Gedda.

Dal 7 agosto scorso, un nuovo fronte è stato aperto nel Sud dello Yemen. In particolare, violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, per poi propagarsi verso altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi sono le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Queste sono poi alleate con le forze della cintura di sicurezza, che vengono sostenute dagli Emirati Arabi Uniti. In tale quadro, il 28 agosto, Abu Dhabi ha condotto diversi attacchi aerei, causando la morte ed il ferimento di circa 300 persone, tra militari e civili.

Gli Emirati Arabi Uniti, al contempo, sono parte integrante della coalizione a guida saudita, attiva in Yemen per contrastare i ribelli sciiti Houthi. Tale alleanza è entrata in campo per sostenere il presidente Hadi il 26 marzo 2015 e, oltre a Riad ed Abu Dhabi, vede la presenza di Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar ed è sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte agli Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Tuttavia, le due parti non concordano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese ed i secessionisti desiderano separarsi dal resto del Paese. Il motivo scatenante dei recenti scontri è stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui il partito Al-Islah, un ramo dei Fratelli Musulmani e presunto alleato del presidente Hadi, sarebbe complice dell’attacco missilistico del 1° agosto contro una parata militare, in cui un comandante delle forze della cintura di sicurezza, Munir al-Yafei, ha perso la vita.

Stando agli ultimi aggiornamenti, le forze della cintura di sicurezza, coadiuvate dagli Emirati, continuano a condurre raid, irruzioni nelle abitazioni e arresti contro i propri avversari, ovvero le forze governative. Aden era stata inizialmente conquistata dall’esercito yemenita centrale, il 28 agosto, ma, successivamente, le forze separatiste sono riuscite a riguadagnare nuovamente terreno nell’area.

Per alcuni, il conflitto nel Sud non è ancora terminato. Lo scontro non solo ha danneggiato ulteriormente il Paese ma ha altresì messo a repentaglio gli sforzi della coalizione a guida saudita, in quanto Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita si sono schierati su due fronti opposti.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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