USA-Turchia: annunciato l’avvio di pattuglie militari congiunte in Siria

Pubblicato il 6 settembre 2019 alle 16:54 in Siria Turchia USA e Canada

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Le pattuglie militari congiunte di Turchia e Stati Uniti nel Nord-Est della Siria inizieranno l’8 settembre, secondo quanto riferito dal ministro della Difesa turco, Hulusi Akar.

Ankara e Washington stanno lavorando per creare una zona sicura lungo il confine tra Siria e Turchia. I due alleati della NATO hanno già condotto alcuni pattugliamenti in elicottero dell’area. L’accordo per l’istituzione della cosiddetta “safe zone” è stato siglato lo scorso 7 agosto, dopo 3 giorni di intensi negoziati tra funzionari turchi e statunitensi, ad Ankara. Il 14 agosto, la Turchia ha comunicato di essere impegnata nella creazione di un centro operativo, con sede a Şanlıurfa, nel Sud-Est della Turchia, necessario come base per le operazioni di pattuglia. Una delegazione americana è arrivata a Saliurfa, il 12 agosto, per partecipare agli sforzi di Ankara. 

L’intesa USA-Turchia, secondo fonti turche, deriva dalla preoccupazione di Washington di una grave azione militare unilaterale turca. Tuttavia, sono ancora sconosciuti diversi dettagli importanti sulla realizzazione della zona, come la sua estensione e la struttura del commando congiunto che dovrà operare nell’area. Probabilmente, gli USA invieranno 90 soldati e le attività vere e proprie del centro avranno inizio nel mese di settembre. Ankara, da parte sua, ha deciso di collaborare con gli Stati Uniti nell’area per limitare l’azione delle People’s Protection Units, altresì note come YPG. Queste fanno parte dell’Esercito di Liberazione Siriano (SDF) e sono state supportate da Washington nella lotta contro l’ISIS. La Turchia accusa le YPG di avere legami con il PKK, il Partito dei Lavoratori curdi, che combatte per la creazione di uno Stato indipendente nel Sud-Est della Turchia, sin dal 1978. Pertanto, si è più volte impegnata per evitare che i curdi siriani riuscissero ad esercitare il controllo sul territorio vicino al suo confine. Dall’altro lato, i combattenti curdi delle SDF sono un partner chiave della coalizione internazionale per la lotta contro l’ISIS e hanno contribuito alla sconfitta dello Stato Islamico in vaste aree della Siria Nord-orientale.

Sin dall’11 gennaio 2019, le forze statunitensi si sono ritirate dalla Siria, dopo l’annuncio del capo della Casa Bianca, Donald Trump, del 19 dicembre 2018. Tale decisione ha spinto i leader curdi a fare appello alla Russia e agli altri alleati di Damasco, invitandoli ad inviare forze militari lungo il confine per proteggere preventivamente le YPG dalla minaccia di un’offensiva delle truppe governative turche. In tale quadro, il 4 agosto, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva annunciato che Ankara avrebbe avviato un’operazione militare in un’area controllata dai curdi, a Est del fiume Eufrate, nella Siria settentrionale. Erdogan aveva specificato che sarebbe stata la terza operazione avviata dalla Turchia all’interno dei confini siriani, negli ultimi 3 anni, volta a cacciare le milizie curde dalle zone limitrofe ai confini turchi. L’intervento degli Stati Uniti, che avevano promesso di aumentare gli sforzi diplomatici con Ankara, hanno scongiurato tale offensiva. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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