Siria: tra manifestazioni e violazioni del cessate il fuoco

Pubblicato il 6 settembre 2019 alle 17:13 in Medio Oriente Siria

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Diverse proteste hanno interessato il Nord della Siria, venerdì 6 settembre, per condannare le operazioni del regime siriano contro i civili, e per chiedere ad Hayat Tahrir Al-Sham (HTS), l’ex Fronte Al-Nusra, di dissolversi e porre fine al suo “governo della salvezza”. Nel frattempo, le forze del regime hanno nuovamente violato il cessate il fuoco.

Fonti locali hanno rivelato che i manifestanti si sono riuniti soprattutto nella zona di passaggio di Bab al-Salama, nell’area rurale settentrionale di Aleppo, al confine tra Siria e Turchia, e hanno invitato la comunità internazionale a porre fine alle operazioni del regime e dei suoi sostenitori a Idlib, oltre ad esprimere solidarietà con i manifestanti di Idlib, scesi nelle strade per protestare contro l’HTS. Oltre a chiedere la caduta del regime siriano, alcuni slogan hanno mostrato altresì le critiche dei cittadini verso l’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui si prevede l’istituzione di un’area smilitarizzata nei pressi di Idlib, ma che ancora non è stato attuato.

Nel frattempo, le forze del regime siriano hanno nuovamente violato il cessate il fuoco dichiarato dalla Russia nel Nord-Ovest di Idlib. Alcune fonti hanno riferito che l’esercito del presidente siriano, Bashar al-Assad, ha condotto attacchi aerei con missili e artiglieria pesante contro il villaggio di Al-Rakaya, nell’area rurale meridionale di Idlib, provocando danni materiali.

Dopo circa quattro mesi di combattimenti e 950 civili morti, venerdì 30 agosto, l’esercito russo aveva reso noto di aver accettato un cessate il fuoco unilaterale nella regione Nord-occidentale di Idlib, che avrebbe rispettato anche il regime siriano a partire dalla mattina di sabato 31 agosto. Si tratta di una regione con postazioni strategiche, in cui l’esercito siro-russo sta cercando di riguadagnare terreno attraverso operazioni via terra.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio raggio di azione nella periferia meridionale di Idlib.

Uno degli scontri più violenti delle ultime settimane si è verificato il 25 agosto, a Khan Shaykhun, situata nel Sud di Idlib, tra le forze del regime siriano e quelle dei ribelli. Il bilancio delle vittime, per entrambe le fazioni, è stato di almeno 60 morti, tra cui civili. Dal 21 agosto, l’esercito del regime siriano, sostenuto da aerei da guerra e milizie russe, ha preso il controllo di tale città e ha invaso l’area rurale a Sud.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Il portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, ha dichiarato che, dall’operazione militare intrapresa a fine aprile 2019, dalle forze del regime siriano con il sostegno russo, oltre 550 civili sono stati uccisi. Inoltre, più di 400.000 persone sono state sfollate dalle aree colpite dall’escalation militare. 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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